Caccia alle streghe: una vergogna durata 600 anni

Caccia alle streghe: una vergogna durata 600 anni

Caccia alle streghe: una vergogna durata 600 anni

31 Gennaio 2017 0 commenti

Furono circa sessantamila le donne accusate di stregoneria che si ritiene siano state bruciate tra il 1257 e il 1816. Appartenevano a due categorie: donne povere, incolte e superstiziose o, al contrario, donne benestanti ed emancipate in quanto capaci di esercitare arti e mestieri spettanti di diritto agli uomini. Anche gli accusatori, d’altra parte, erano cli due tipi: da una parte c’era lo Stato, sostenuto dal popolo scaramantico e ignorante che puntava il dito ai malefici operati dalle presunte streghe, e dall’altra c’erano i teologi e i filosofi, che accusavano le donne di adorare il diavolo durante i cosiddetti Sabba (feste in cui le streghe si riunivano alla presenza del demonio) e quindi associavano alla stregoneria i reati di eresia o apostasia.

Perché le donne fossero accusate di stregoneria più degli uomini dipendeva dal fatto che erano considerate più vulnerabili cli natura e per questo le si riteneva incapaci di resistere al diavolo, con cui sarebbero di certo scese a patti.

Non soltanto nel Medioevo

Contrariamente al luogo comune secondo il quale la caccia alle streghe è stato un fenomeno squisitamente medievale, si può affermare che vi furono altri periodi di recrudescenza, in particolare durante il Rinascimento e il XVII secolo. In Europa, infatti, la persecuzione della stregoneria si concluse definitivamente con l’avvento dell’Illuminismo, con la separazione tra Chiesa e Stato e la nascita delle nuove democrazie. Solo in alcuni Paesi, come per esempio Svizzera, Polonia e Transilvania, si perpetuarono ancora, seppur più raramente, altri processi di stregoneria. L’eresia era considerata un reato punibile con la pena di morte sin dai tempi dell’Impero romano. Per questo i martiri cristiani furono le prime vittime di questa carneficina. Ancora nel V-VI secolo dopo Cristo, il Codice giustinianeo (483-525) stabiliva l’equivalenza tra eresia e tradimento e autorizzava procedimenti giudiziari a carico degli eretici.

Si dovette però attendere papa Innocenzo III nel 1199 perché venisse introdotta una prima vera e propria forma di inquisizione, in seguito alla quale la ricerca degli eretici fu affidata a vescovi e legati pontifici, considerati gli inviati e i rappresentanti del papa, mentre ai principi, che detenevano il potere temporale, spettava di comminare la pena ai sospettati attraverso un tribunale secolare. Vista la scarsa efficacia di questo sistema, però, nel febbraio 1231 papa Gregorio IX pubblicò la Excammunicamus, che può essere considerato l’atto di fondazione dell’Inquisizione, un tribunale speciale creato dalla Chiesa per contrastare le eresie come per esempio venivano giudicate il catarismo e il valdismo. Dopo Excommunicamus, né i tribunali ecclesiastici né quelli secolari poterono più giudicare gli eretici; questo compito spettò unicamente al tribunale dell’Inquisizione, che dal 1244) si diffuse in tutta l’Europa.

I giudici che ne facevano parte appartenevano agli ordini dei domenicani o dei Francescani: gli inquisitori catturavano i sospetti eretici e raccoglievano elementi sufficienti per con-dannarli. Concedevano loro un paio di settimane per redimersi, dopo di che li conducevano in tribunale.

Confessioni sotto tortura

Le pi mie autentiche cacce alle streghe cominciarono alla fine del Medioevo, nel XV secolo, per stanare le donne accusate di compiere veri e propri malefici e dunque non solo colpevoli di eresia. A metterle in atto furono i tribunali secolari, che operarono successivamente una seconda sanguinosa campagna repressiva nei confronti delle presunte streghe tra il 1580 e il 1630. Fu in questa fase che probabilmente si utilizzò questo sistema per reprimere le donne che, grazie alla nascente classe borghese, miravano a emanciparsi.

Resta il fatto che la repressione più massiccia della stregoneria venne messa a segno dal tribunale dell’Inquisizione tra il 1480 e il 1520. Per estorcere la confessione si ricorreva alla tortura. Una delle più frequenti era la corda, con la quale si sollevava in aria la vittima, che rimaneva sospesa con le braccia legate dietro la schiena. Qualche volta si utilizzavano viti e pinze per comprimere arti e dita e ganasce per strattonare la testa. Venivano applicati collari spinati e cinture di forza. Spesso le presunte streghe erano sottoposte a brutali violenze sessuali, altre volte erano costrette alla tortura dell’insonnia o dell’acqua (dovevano ingerirne dai 6 ai 12 litri). Lo strumento prescelto per la pena di morte era infine il rogo, in genere agli eretici e ai seguaci di Satana. In Europa, poco meno della metà dei processi per stregoneria si concludeva con la condanna a morte, fatta eccezione per la Svizzera dove superavano addirittura il 90 per cento. Laddove non si giungeva alla condanna a morte, la vittima era condannata a pene atroci, come l’accecamento, l’estirpazione della lingua o la marchiatura a fuoco. Una fine ben poco misericordiosa

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