Come si analizza una scena del crimine

Come si analizza una scena del crimine

7 Novembre 2014 0 commenti

 

Le indagini forensi hanno catturato l’immaginazione del pubblico a partire dall’anno 2000, cioè da quando la serie TV CSI: Crime Scene Investigation è esplosa sui nostri schermi, raccogliendo un enorme successo. Incredibilmente, però, le origini di questo metodo di indagine risalgono al diciassettesimo secolo. La storia narra che il proprietario di una bancarella di un mercato abbia usato le impronte digitali di un uomo che gli doveva dei soldi per provare la sua identità, inventando una nuova area della criminologia. Oggi le prime persone a raggiungere la scena di un crimine (dopo la polizia) sono quelle della squadra della Scientifica. Hanno l’obiettivo di preservare l’integrità della scena del crimine e incrementare le possibilità di catturare i colpevoli. Il termine “squadra”, però, può essere fuorviante. In base alle dimensioni delle forze locali e al tipo di crimine, la squadra della polizia scientifica può essere composta da un solo agente, addestrato in diversi campi, che lavora metodicamente sulla scena, prima scattando fotografie e poi raccogliendo indizi come impronte digitali, fibre di tessuto, capelli e vetri rotti. Tuttavia, per crimini più gravi come gli omicidi, vengono impiegate fino a quattro persone, tra cui un fotografo professionista e un responsabile della scena. Scopriamo insieme come si analizza una scena del crimine.

Come si analizza una scena del crimine passo dopo passo

All’inizio gli investigatori ricevono una chiamata dalla centrale operativa e vengono convocati sulla scena, dove parlano prima di tutto con gli agenti e le persone presenti, come per esempio vittime o vicini. Prima ancora di entrare nell’edificio, però, setacciano l’area circostante alla ricerca di indizi. In seguito, e dopo aver indossato tute protettive, guanti e mascherine, entrano. Le protezioni servono a scongiurare ogni possibilità di contaminare accidentalmente la scena con fibre, saliva o altri elementi esterni. Si scattano molte foto di tutte le zone della stanza. Queste saranno usate principalmente dall’accusa durante il processo, ma sono rese disponibili anche alla difesa. In seguito, si raccolgono in sacchetti gli elementi di prova, come sangue su una finestra, fibre di vestiti o buste che possono essere state toccate dall’intruso. Il passo successivo è quello della raccolta delle impronte digitali. Dopo averle cosparse con diverse polveri, si usa del nastro adesivo per raccoglierle per poi imbustarle e inviarle agli esperti di riconoscimento delle impronte, mentre il resto delle prove viene spedito al laboratorio. Non si può toccare un cadavere fino a che il medico legale non ha finito di studiarlo. Il corpo viene poi messo in una sacca e inviato all’obitorio. Una volta che tutte le prove sono state analizzate in laboratorio, la scientifica riceve i risultati, che poi passa a sua volta alla procura per il proseguimento delle indagini. In alcuni casi i poliziotti della scientifica possono essere chiamati a testimoniare al processo per raccontare la versione, ma il lavoro analitico e di indagine è effettuato da polizia e laboratori. Fino a poco tempo fa, in Gran Bretagna la maggior parte delle analisi di laboratorio era effettuata dal Forensic Science Service (FSS), un servizio statale. L’elevato costo, ben 2 milioni di sterline al mese (2,55 milioni di euro) ha imposto la chiusura del dipartimento. Le analisi sono ora effettuate da aziende private. l laboratori privati sono molto validi, ma c’è un problema con le possibili contaminazioni. L’FSS lavorava con standard altissimi, e i suoi laboratori erano sempre estremamente puliti. Sfortunatamente, le aziende private a volte non sono altrettanto attente a questo aspetto, e possono capitare contaminazioni. Quando si lavora con il DNA in particolare, che ovviamente è una cosa molto piccola, bisogna stare estremamente attenti. Dopo aver rimosso un cadavere dalla scena, questo viene inserito in una sacca sterile e trasportato all’obitorio, dove rimane fino a quando il patologo legale può effettuare l’autopsia, determinando la causa della morte. Nel frattempo, si effettuano le analisi di tutti i campioni raccolti. Si osservano le fibre al microscopio per scoprire cosa indossasse il colpevole e si confrontano impronte digitali e frammenti di DNA alla ricerca di riscontri nei diversi database statali o internazionali.

Le impronte digitali vengono trasferite sulle superfici toccate perché le ghiandole sudoripare lasciano un segno. In alternativa, possono essere lasciate anche su vernici o superfici malleabili. Le superfici lisce come il vetro richiedono l’uso di polveri contenenti alluminio o scaglie d’oro, mentre le superfici ruvide richiedono polveri più granulari. Queste polveri aderiscono al sudore, evidenziando l’impronta. Visto che le impronte digitali sono uniche per ogni individuo, la scoperta di impronte su una maniglia fornisce una prova inconfutabile che quella persona si trovava lì. Sebbene le impronte non possano essere fatte risalire a una data specifica, e ci sia sempre la possibilità che il colpevole abbia piazzato apposta indizi per depistare le indagini, le impronte digitali rappresentano una risorsa preziosa per collegare un sospettato a un luogo preciso.

Come si analizzano le impronte digitali

Le impronte vengono analizzate da un esperto in dattiloscopie e inserite in un computer che ricerca una corrispondenza all’interno di un database che contiene impronte raccolte nell’arco di decenni. La dattiloscopia, lo studio delle impronte digitali, è basata sul fatto che il disegno formato da creste, rilievi e a nelli sulla pelle del dito sia unico. A oggi, nessuno ha ancora trovato due persone con la stessa identica impronta digitale. I più recenti avanzamenti in questo campo hanno permesso agli investigatori forensi di rilevare impronte di alta qualità anche sul cibo, un’area finora molto insidiosa. Una diversa forma di polvere in sospensione, una sostanza simile al catrame, rivelerà le impronte persino su superfici morbide.

  1. Se un’impronta è già visibile, si scatta una foto ad alta risoluzione. Se, invece, le impronte non sono visibili, gli investigatori possono spolverare le superfici con polveri come limatura di alluminio e poi scattare delle foto o trasferire le tracce con un nastro adesivo su cui la polvere rimane appiccicata. In una stanza buia è possibile anche utilizzare una fonte di luce alternativa come l’ALS per evidenziarle.
  2. Successivamente, l’impronta viene inserita nel database e un computer analizza gli schemi per trovare una corrispondenza. Se vengono trovati dei riscontri, gli esperti esaminano le immagini a occhio nudo.
  3. Infine, nell’analisi delle impronte digitali, gli esperti usano il metodo ACE-V che sta per Analysis Comparison, Evalutation and Verification. Il primo stadio è stabilire se quantità e qualità del materiale raccolto siano adeguate per verificare un riscontro. Ins eguito, si cercano similitudini tra le immagini delle impronte. Se si è stabilita una corrispondenza, nel passo finale si fa ricorso ad un altro esperto che esegue lo stesso procedimento come verifica.

Dare un volto al colpevole con il DNA

L’altra area chiave per le indagini forensi è il riscontro del DNA. Si tratta di uno sviluppo più recente, ma è in grado di identificare i sospetti con incredibile accuratezza. La profilazione del DNA avviene quando uno spezzone del DNA di una persona, unica per ogni individuo, viene confrontata con tracce di DNA ritrovate sulla scena di un crimine, per esempio in tracce di sangue, capelli o altre secrezioni. Se si trova un riscontro, si può stare abbastanza certi del fatto che la persona sia stata in quel luogo, anche se non si sa quando o perché. Ora che le persone conoscono la potenza delle prove scientifiche, i criminali sono in grado di manipolare il sistema, per esempio posizionando false tracce di DNA per depistare gli investigatori. Le indagini scientifiche possono arrivare a stabilire chi abbia toccato un certo oggetto, o quali tracce di DNA siano state rinvenute, ma decidere cosa fare di queste informazioni è compito della polizia giudiziaria, che dovrà considerare anche elementi di prova non scientifici, come gli alibi o le testimonianze. Sfortunatamente, la principale limitazione dell’identificazione con le impronte digitali o le tracce di DNA è che la persona a cui appartengono deve essere già nota alla polizia.

Le impronte e il DNA raccolti vengono confrontati con un database per cercare un riscontro, ma se la polizia non li ha in archivio, portano solo a un vicolo cieco. Si può tentare anche una strada originale come quella percorsa nelle indagini per l’omicidio di Yara Gambirasio avvenuto nel Bergamasco, in cui la polizia ha richiesto alla popolazione locale di fornire volontariamente un campione di DNA, cosa che ha portato all’identificazione di un sospetto attualmente detenuto in attesa di processo. Nei delitti compiuti con armi da fuoco, entrano in gioco le analisi balistiche, un’altra area che ricade nei compiti della scientifica. Una delle cose che è possibile determinare è la traiettoria del tiro, cioè da dove arrivava il proiettile. Se un’arma non è stata modificata, è possibile anche abbinare in modo molto preciso un proiettile all’arma che lo ha sparato. Ciascuna pistola ha scanalature uniche per ogni esemplare, non solo per ogni modello. L’analisi delle tracce di sparo è invece meno affidabile. Alcuni studi hanno dimostrato che la polvere dei freni è molto simile ai residui di sparo, per cui quest’area richiede ulteriori sviluppi.

I profili DNA

La scoperta del DNA è stata una pietra miliare nel campo forense. Watson e Crick hanno proposto l’idea della doppia elica nel 1953, ma solo nel 1984 il genetista inglese Alec Jeffreys ha scoperto un metodo per usare le variazioni nel DNA  per identificare le persone. Il modo più comune per la profilazione del DNA usa le ripetizioni brevi di coppie ( STR). Si tratta di strutture del genoma umano in cui da una a cinque basi vengono ripetute migliaia di volte nella catena. Quando il DNA si replica, avvengono delle mutazioni che conferiscono a ciascun individuo un proprio codice. I profiler prendono da 10 a 13 marker dal DNA rilevato sulla scena di un crimine e li confrontano con quelli della persona indagata. La peculiarità delle STR è che cambiano notevolmente da una persona con l’altra, riducendo i rischi di false identificazioni.

Come si traccia un proiettile

Anche senza aver trovato alcuna arma, il team di analisi balistica può rivelare molti dettagli su un crimine. A meno che un’arma sia stata modificata o il proiettile sia troppo danneggiato, gli esperti della scientifica sono spesso in grado di collegare un proiettile alla pistola che lo ha sparato, grazie ai segni lasciati dalle scanalature dell’arma, che sono uniche. Una  volta stabilita la causa della morte,  gli esperti della balistica e i medici legali lavorano insieme per determinare i vari aspetti della sparatoria, come la distanza e l’angolazione da cui è stato sparato il colpo, a seconda del foto di entrata e della potenziale ferita di uscita. Un aiuto alle forze dell’ordine è rappresentato oggi dal kit per l’identificazione instantanea dell’assassino, che può stabilire in pochi minuti se una persona ha recentemente sparato con una pistola analizzando i residui di polvere da sparo nelle sue mani.

La scientifica digitale

Alcune tracce non si trovano nel mondo reale, ma in quello virtuale. un computer, per esempio, è in grado di tenere traccia di moltissime operazioni che vengono effettuate: avvio, apertura di programmi, creazione di un file, errori. per ciascuna di queste operazioni, annota l’orario preciso. Esaminando il momento in cui queste operazioni sono avvenute, è possibile sapere se una persona era a casa oppure no. Tuttavia, diversamente da quanto lasciano intendere le serie TV, la localizzazione di un cellulare non richiede un sensore GPS. Qualsiasi cellulare è collegato a un’antenna che copre un’area piuttosto piccola e questa informazione viene registrata dall’operatore telefonico, che quindi sa dov’è il telefonino in ogni momento.

Per quanto riguarda il recupero file, anche se si elimina un documento e si svuota il cestino, le informazioni non vengono subito cancellate dal disco. Si può quindi recuperare integralmente o parzialmente un file cancellato. Esistono programmi per cancellare definitivamente un documento, ma spesso è comunque possibile ricavare alcune informazioni su di esso, come il nome del file o l’ora in cui è stato creato o modificato.

Non solo i crimini informatici

Un filone di indagini in grande sviluppo è anche quello delle analisi forensi digitali. Oltre che nell’individuazione delle prove nell’indagine di crimini informatici, sempre più spesso le tecniche di ‘digital forensic’ sono utilizzate anche in reati di ogni tipo. Si va dal recupero di documenti incriminati cancellati da un computer all’analisi dei registri di funzionamento di un computer o dei tabulati del gestore telefonico, per stabilire cosa stesse facendo una persona a una certa ora o in una determinata giornata. Altro campo di indagine della polizia scientifica è quello del riconoscimento biometrico. Volti e caratteristiche delle persone riprese da videocamere vengono confrontati con modelli presenti in un database. Questo avviene praticamente ogni domenica negli stadi, alla ricerca di Ultras sottoposti a Daspo. Uno degli aspetti più spinosi della Digital forensic è che le prove digitali che sono state alterate, per errore o volontariamente, sono indistinguibili da quelle originali. Per questo motivo è importante che i metodi di raccolta, trasmissione e conservazione delle prove siano affidabili e certificati, per evitare che la validità di quanto raccolto venga impugnata in tribunale.

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