Come simulare il cervello sul pc

Come simulare il cervello sul pc

Come simulare il cervello sul pc

21 settembre 2015 0 commenti

Come simulare il cervello sul pcNella primavera del 2013, alcuni scienziati provenienti dal MIT, dall’Harvard University, dalla Duke University e dall’University of Southern California si recarono al Lincoln Center di New York per parlare in un Congresso, di due giorni, che Koene aveva organizzato con il magnate russo Itskov. Detta Global Future 2045, l’obiettivo della conferenza era quello di esplorare i requisiti e le implicazioni del trasferimento della mente in corpi virtuali entro l’anno 2045. Alcuni dei presenti, tuttavia, hanno successivamente preso le distanze dalla dichiarata visione spirituale della manifestazione. Si stava cercando di convincere la gente che con ingenti finanziamenti si possono fare grandi cose, almeno questo era il parere di Jose Carmena, uno dei neuroscienziati che a Berkeley stavano lavorando sulla polvere neurale. L’obiettivo finale è che tutti vogliano capire il cervello. Ma questo non significa che tutti debbano farlo allo stesso modo. Lo scopo del congresso, in effetti, era comunicare l’intenzione di voler capire il cervello in modo da poterlo caricare su un computer.

La reticenza di Carmena era condivisa da altri ricercatori, alcuni dei quali erano preoccupati anche per il fatto che ci potesse essere una minima possibilità che le loro opinioni circa la plausibilità della tecnica del trasferimento della mente, in qualche modo sarebbero potute essere erroneamente interpretate come un’approvazione. C’è una grande differenza tra la comprensione e la costruzione di un cervello. Ci sono molte cose che più o meno possiamo capire, ma non lo possiamo costruire. Ad esempio, l’hardware del cervello potrebbe rivelarsi critico, o ci potrebbero essere eventi stocastici intrinseci, come nella fisica quantistica, che potrebbero essere impossibili da replicare. Non tutto è impossibile – secondo Lichtman – come l’idea di innestare una testa di mucca su un cane. È un’idea da fantascienza, ma creare un cervello di silicio a me non sembra da pazzi.

Infatti, si pensa che il movimento abbia aiutato a far progredire le neuroscienze e si spera che persone come Hayworth abbiano successo; non è così che si potrà vivere per sempre, ma almeno si potranno accelerare le cure per le disfunzioni cerebrali. Hayworth, da parte sua, è ora uno scienziato senior presso il Campus Janelia Farm Research Howard Hughes Medical Institute, leader nella scienza dei connettomi. Inoltre, ha fondato la Brain Preservation Foundation, che ha messo in palio un premio per inventare un metodo che può conservare il cervello fino a quando non sarà disponibile la tecnologia di emulazione. Questo è un argomento controverso e non ci sono di certo molti istituti scientifici che vogliono essere coinvolti. Si spera che, a un certo punto, il vento cambierà. Nel frattempo, molti scienziati sembrano scervellarsi sulla questione alla base dell’emulazione del cervello. Che senso ha? Esistere a tempo indeterminato all’interno dei confini di un codice del computer, sottolinea Lichtman, sarebbe una vita piuttosto noiosa. L’emulazione del cervello, sta evolvendo l’umanità, lasciandosi alle spalle i confini di un pianeta inquinato, e potrebbe permettere agli esseri umani di sperimentare cose che sarebbero impossibili in un corpo organico. “Come sarebbe, ad esempio, viaggiare davvero a pochissima distanza dal Sole?” si è chiesto. “Mi sono buttato in questo viaggio perché ero interessato ad esplorare non solo il Mondo, ma anche l’Universo. I nostri attuali substrati, i nostri corpi biologici, sono stati selezionati per vivere in una particolare fessura dello spazio e del tempo. Ma se potessimo averne dell’altro oltre a questo, potremmo affrontare cose che attualmente non possiamo neppure immaginare”.

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