La connessione italiana è tra le più lente d’Europa

La connessione italiana è tra le più lente d’Europa

La connessione italiana è tra le più lente d’Europa

4 Febbraio 2019 0 commenti

Ci sono diversi settori in cui il nostro Paese è un fanalino di coda europeo, e Internet è tra questi. Nonostante gli obiettivi del 2020, nonostante in questi anni siano stati fatti dei passi in avanti, e nonostante Milano sia la città sperimentale della connessione 5G, la velocità media della connessione italiana è ancora molto bassa.

Un fatto certo

Dai, alla fine non abbiamo detto niente di nuovo visto che è risaputo che nel nostro paese la velocità media di Internet è piuttosto bassa, e non ci sarebbe nemmeno bisogno di troppe spiegazioni. Eppure questo settore è fondamentale per due ragioni: da una parte per le opportunità di lavoro e di crescita; dall’altra per un concetto di cittadinanza semplificato, veloce e totalmente digitale.

E, in entrambi casi, non ci siamo. Questo pur considerando che dalla fine del 2015 le istituzioni si siano attivate stanziando quasi due miliardi e mezzo di euro per la banda ultralarga (che all’epoca era presente e funzionante solo nelle metropoli, oggi la situazione è già cambiata), soldi sbloccati solo per evitare delle sanzioni europee e per coprire le aree bianche, quelle zone dove gli operatori non avrebbero interessi ad investire in assenza di incentivi.

Comunque, almeno della banda ultralarga – quella che permette una velocità in download di più di 30 megabit/secondo – se ne parla, e che ancora in molte aree non urbanizzate, specialmente al centro e al sud, non è presente.

E che in Europa è già la regola: in Italia al 2015 la copertura era del 36% (oggi è leggermente salita), meno della metà del 68% dell’UE28.

Il traguardo del 2020

Ma alla fine non importa parlare di banda larga o ultralarga (cioè ADSL e Fibra), perché comunque la connessione media italiana è di 5,6 Megabit al secondo con picchi massimi derivanti da Milano, Roma e Bologna che arrivano e talvolta superano i 30 Megabit.

Comunque un dato positivo certo c’è: l’obiettivo delle istituzioni – che speriamo mantenga anche questo nuovo governo, che sappiamo su certe innovazioni non è troppo d’accordo – è di arrivare al 2020 con il 100% della popolazione abilitata ad una connessione di 30 Megabit per secondo, e il 50% addirittura di 100 Mbps, quest’ultima attualmente utilizzata solamente dal 5% delle famiglie italiane.

Come al solito, quindi, possiamo dire di avere “due Italie”: quella che discute e parla della superconnessione, e quella reale, per lo più coperta da una velocità di base estremamente bassa. Fortunatamente la transazione è in atto, grazie anche all’impegno degli operatori, tra cui TIM che prevede entro quest’anno di coprire il 75% della popolazione con la banda ultralarga.

Rimane il fatto che attualmente quasi tutti in Europa fanno meglio di noi: siamo al venticinquesimo posto su 28 se alla connessione si aggiungono le competenze informatiche e la familiarità con Internet. I dati della Germania (di fine 2014, addirittura) vedono una velocità media di 8,8 Mbps, in Irlanda di 12,7 e in Svizzera addirittura del 14,5.

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