La fine del MoVimento 5 Stelle

La fine del MoVimento 5 Stelle

La fine del MoVimento 5 Stelle

5 Marzo 2019 0 commenti

Pochi dei capisaldi del movimento sono stati portati avanti dalla vittoria dello scorso 4 Marzo 2018, e le promesse mantenute sono state rese male. Uniamoci il salvataggio di Salvini che non è piaciuto a gran parte del suo elettorato e abbiamo la sconfitta (almeno per ora) del MoVimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio: dal 40% del 2018 al 10% dei risultati in Sardegna.

Il declino del partito del cambiamento

Sconfitta delle regionali abruzzesi, difficile e pessima gestione del voto sul processo a Matteo Salvini per il caso Diciotti, l’ancor più drastico crollo alle regionali sarde: nelle ultime due settimane il MoVimento continua a perdere percentuali di votanti, e quel 40% raggiunto nel 2018 sembra ormai un lontano ricordo.

Una crisi che si può notare anche guardando i social network del partito, il loro più importante canale di comunicazione. Osservando i dati, infatti, vediamo come il partito e i suoi principali esponenti (Di Maio, Di Battista, Toninelli) siano letteralmente rimasti senza voce, e la pagina facebook abbia ridotto i messaggi e i post per i fan.

Dal 10 al 20 febbraio, in particolare, Di Maio ha scritto più o meno 1,4 post giornalieri. Un cambio netto se pensiamo che nel periodo immediatamente precedente, ovvero da 29 gennaio al 9 febbraio, lo stesso scriveva 6,2 post al giorno, e cioè quattro volte tanto.

Un calo produttivo nei social che non tocca solo il capo del partito. Anche l’altro caposaldo del MoVimento, ovvero Alessandro di Battista, che dal Sudamerica è tornato nel Bel Paese proprio per supportare il partito, è passato dai due post giornalieri (in media) a mezzo post al giorno.

E così anche Danilo Toninelli, il ministro dei trasporti e delle infrastrutture, è sceso da 3 post al giorno a uno e mezzo: nel suo caso gli interventi sono dimezzati. E la pagina ufficiale del partito passa da 23 post giornalieri a dodici.

A testimonianza, ancora, del momento complesso che sta vivendo questo partito, vediamo come gli altri partiti non abbiano visto cali di interventi sui social così drastici, anzi in alcuni casi non ci sono proprio cali: se Matteo Salvini prima ne postava sedici al giorno, continua a farlo; e così anche Giorgia Meloni, che da 11 rimane a 11.

Mentre il PD passa da dieci a nove. Questa comunicazione drasticamente ridimensionata – al pari del suo consenso popolare, evidentemente – ha naturalmente un riscontro importante anche per quanto riguarda il coinvolgimento del suo elettorato e dei suoi fan online, anche loro in continua diminuzione.

Le reazioni dei fan ai posto di Luigi Di Maio – quindi somma di commenti, like e condivisioni – passano da 1,1 milioni a solamente 310 mila (meno di un terzo). Una riduzione che vede il vicepremier ministro del lavoro superato anche da Giorgia Meloni (690mila reazioni) e va lontanissimo da Matteo Salvini e dalle sue 4 milioni di reazioni.

La situazione non è migliore neanche per le altre pagine: le reazioni alla pagina ufficiale calano da 1 milione a 500mila, il profilo di Toninelli scende da 162mila a 60mila. Ma l’altro calo drastico è Di Battista: da 228mila a 69mila.

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