La persuasione della pubblicità

La persuasione della pubblicità

La persuasione della pubblicità

12 Maggio 2016 0 commenti

pubblicitàSi sa che già nell’antica Grecia si esponevano le merci con una serie di indicazioni che invogliavano i cittadini all’acquisto e i tipici esempi pubblicitari, ancora oggi, sono conservati a Pompei alla luce di numerose iscrizioni.

La pubblicità in epoche antiche

La pubblicità, comunque, nei tempi antichi e almeno fino al 600, era costituita da avvisi degli araldi e dei banditori che magnificavano i pregi dei vari prodotti. Solo nel 600, con la fondazione delle Gazzette da parte di Renaudot, si ebbe il primo giornale pubblicitario sul quale comparvero avvisi a pagamento. Questa forma si diffuse poi in tutta Europa, finché, con il perfezionamento del processo litografico (1830), fu possibile attuare la pubblicità nella sua forma migliore e piú comunicativa, col cartellone. L’800 vede dunque l’affermazione dell’affichè, prima in Francia (Chéret, Gavarni, Daumier, ma soprattutto Toulouse-Lautrec), poi in tutta Europa ed in America, spesso con forme di alto significato artistico.

In Italia in questo campo, a partire dall’inizio del nostro secolo, si affermarono validi artisti, tra i quali vanno ricordati: Dudovich, Cappiello, Nomellini, Mauzan, Ferraguti, Sacchetti, Bompard, Mazza, Ramo, fino ai piú recenti Seneca, Boccasile, Nizzoli.

Il manifesto, dai colori spesso aggressivi, dal disegno sempre comprensibile e tale da attirare l’attenzione del pubblico e da fargli comprendere a prima vista il significato di un prodotto, non è comunque l’unica forma di pubblicità. Continuano tuttora le forme di pubblicità murale, specie le insegne, talvolta veri e propri cartelloni permanenti, ma per lo piú semplice indicazione del nome del prodotto ripetuto e disegnato in piú modi, spesso composto con lettere al neon per accrescere l’incisività della sua propaganda.

Una pubblicità o réclame molto diffusa è quella giornalistica effettuata mediante giornali, quotidiani o variamente periodici, riviste e pubblicazioni affini. E’allora inserzionistica (nelle forme di manchette, piedino, soffietto) o economica o piccola pubblicità (rappresentata da brevi annunci a domanda-offerta) o redazionale (il contenuto è pubblicitario ma la forma è quella dell’ordinaria veste tipografica). Altro mezzo di diffusione, oggi peraltro limitato alle fiere ed esposizioni, quello dei tramezzini o uomini sandwich, che tanto successo avevano riscosso nell’anteguerra.

La pubblicità oggi

Inoltre, ed in questo si sono specializzate agenzie particolari, la pubblicità è affidata alla fertile fantasia del produttore che può manifestarsi nelle forme piú diverse, dall’invio gratuito di un campione del prodotto, all’estrazione di premi, talvolta di gran valore, da un’improvvisa riduzione di prezzi, a particolari condizioni offerte agli acquirenti. Mezzi moderni di diffusione pubblicitaria sono inoltre la radio, il cinematografo, la televisione o l’autoveicolo attrezzato a mostra. Abbastanza diffusa specialmente negli U.S.A. anche la pubblicità effettuata per mezzo di aeroplani o elicotteri che disegnano nel cielo, con candelotti fumogeni, il nome del prodotto mentre lanciano dall’aria volantini di propaganda o campioni. Un’ottima pubblicità si ottiene anche con una sapiente disposizione degli oggetti nelle mostre delle vetrine, con la partecipazione delle singole “ditte ad esposizioni e fiere varie, ma soprattutto con la sempre coerente serietà della produzione.

In epoca moderna, la pubblicità ha conosciuto un vero e proprio boom sostanzialmente grazie ai due moderni mezzi di comunicazione, più diffusi e usati dalla popolazione: la Televisione e Internet. Questi due canali, che spesso si incrociano e intercambiano, proprio a favore della promozione pubblicitaria hanno contribuito a rendere questo strumento il principale mezzo di marketing e promozione di servizi e prodotti per le aziende di tutto il mondo. In televisione la pubblicità si traduce in video e spot televisivi di breve durata che – grazie alla straordinaria divulgazione pubblica – riescono a raggiungere in soli 60 secondi milioni di persone in Italia e nel mondo; anche il web, tuttavia, non è meno incisivo rispetto alla televisione. Siti internet, social network, banner pubblicitari e motori di ricerca rappresentano l’enorme macchina pubblicitaria che oggi si nasconde dietro la fortuna di moltissime aziende, operanti fuori e dentro il mercato dello shopping on line.

Attualmente, si sono applicati metodi pubblicitari basati sulla psicologia dell’inconscio che tendono a modificare i gusti degli individui sulla base dello studio di desideri inconsapevoli e non espressi dell’uomo. L’attività pubblicitaria oggi è disimpegnata da vasti complessi di organizzazioni tecnico-economiche, dagli appositi uffici di consulenza delle principali aziende industriali e commerciali alle agenzie di pubblicitarie appaltatrici, dietro compenso percentuale, di determinati «budgets». Il lavoro è svolto da esperti cui compete la qualifica professionale di pubblicitari, affiancati da artisti, poligrafici, redattori di testi (copywriters) e dai produttori di pubblicità. Queste organizzazioni hanno un proprio inquadramento.

In Italia esiste la Federazione Italiana della pubblicità (F.I.P.) con sede a Milano; vi aderiscono quattro associazioni autonome (Associazione Aziende Pubblicitarie; Associazione dei Tecnici e degli Artisti della pubblicità; Associazione dei Dirigenti o Capi di Aziende e di Uffici di pubblicità; Associazione Agenzie o Studi Tecnici di Pubblicità) affiancate dall’Associazione dei Produttori e degli Ausiliari della Pubblicità, dagli Utenti Pubblicità Associati (U.P.A.) e da altre organizzazioni.

La pubblicità che orienta l’economia

La pubblicità ha lo scopo di ampliare la vendita dei prodotti richiamando l’attenzione del pubblico con il suscitare in esso nuovi bisogni, modificarne il gusto e migliorare la conoscenza dei prodotti offerti. La convenienza di ricorrere alla pubblicità per ampliare la vendita deriva logicamente dalla imperfezione del mercato perché se questo fosse genericamente perfetto, le spese incontrate in pubblicità andrebbero a vantaggio anche delle imprese concorrenti in quanto il prodotto sarebbe omogeneo. Poiché i mercati invece sono imperfetti, la pubblicità è diventata la piú formidabile arma di lotta ed è essa stessa che accresce l’imperfezione dei mercati differenziando sempre più i prodotti e giungendo a far ritenere differenti quelli che sono beni e servizi identici.

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