L’architettura di Napoli

L’architettura di Napoli

L’architettura di Napoli

7 Dicembre 2016 0 commenti

Il tocco napoletano

Proprio come i napoletani, l’architettura barocca della città è eccessiva e assolutamente originale. Spesso, infatti, gli architetti attivi a Napoli preferirono ignorare le tendenze imperanti a Roma e nel Nord Italia. I pilastri, per esempio, erano assai di moda nelle chiese romane di fine Seicento, ma a Napoli architetti come Dionisio Lazzari (1617-89) e Giovanni Battista Nauclerio (1666-1739) andarono controcorrente, riaffermando il valore delle colonne, più piccole ed eleganti, e aprendo così la strada allo stile di Luigi Vanvitelli e al neoclassicismo che conquistò l’Europa a metà del Settecento.  Nelle dimore napoletane, poi, in contrasto con la tradizione, il piano nobile corrispondeva spesso al secondo piano invece che al primo; questa particolarità favorì la creazione delle celebri porte-cocheres (ingressi porticati per il transito delle carrozze) tipiche di molti edifici cittadini.

Altrettanto grandiose erano le scalinate, che raggiunsero la perfezione con l’architetto partenopeo Ferdinando Sanfelice (1678-1745), le cui creazioni a doppia rampa per il Palazzo dello Spagnolo e Palazzo Sanfelice dimostrano la capacità di trasformare scaloni di uso domestico in scenografiche opere d’arte. Un altro protagonista del panorama architettonico napoletano fu Domenico Antonio Vaccaro (1678-1745). Dopo un periodo di apprendistato come pittore presso Francesco Solimena, si dedicò all’architettura progettando il rifacimento dei chiostri della Basilica di Santa Chiara, la decorazione di tre cappelle della chiesa della Certosa di San Martino e la costruzione dell’imponente Guglia di San Domenico in Piazza San Domenico Maggiore.

Con l’aiuto del padre Lorenzo (famoso scultore), Vaccaro realizzò anche un monumento bronzeo dedicato a Filippo V di Spagna, che sormontava la Guglia dell’Immacolata in Piazza del Gesù Nuovo. Purtroppo, l’opera venne in seguito fatta rimuovere da Carlo III (re di Napoli come Carlo VII) e sostituita con una Madonna molto meno controversa e tuttora in piedi.

II trionfo del marmo

Data la carenza di piazze monumentali in città (Piazza del Gesù Nuovo è una delle poche), molti architetti barocchi preferirono trascurare gli esterni per investire più tempo nella decorazione degli ambienti che la gente avrebbe effettivamente visto: gli interni. La Chiesa di San Gregorio Armeno, per esempio, da fuori non lascia nemmeno lontanamente sospettare l’opulenza interna. Lo splendore degli interni caratterizza anche la chiesa della Certosa di San Martino, i cui sontuosi intarsi marmorei costituiscono uno dei tratti distintivi del barocco napoletano. A realizzarli fu Cosimo Fanzago (1591-1678), indiscusso maestro dì quest’arte. Illustre scultore, decoratore e architetto, lavorava la pietra nelle forme più bizzarre, dando vita a opere fastose caratterizzate da cromatismi spettacolari, tra le più interessanti espresse dal barocco in Italia. La chiesa della Certosa di San Martino non fu il suo unico contributo; in precedenza l’artista aveva completato il Chiostro Grande, aggiungendo al progetto iniziale di Giovanni Antonio Dosio le statue sopra il portico, gli elaborati portali d’angolo e la balaustra bianca intorno al cimitero dei monaci.

Fanzago portò l’arte dell’intarsio marmoreo a tifi.nuovo livello di complessità e raffinatezza, come dimostrano anche la Cappella di Sant’Antonio di Padova e la Cappella Cacace, entrambe nel Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore. La seconda, in particolare, è considerata la massima espressione della sua abilità scultorea. Anche i suoi altari influenzarono profondamente gli artisti dell’epoca. Particolarmente significativo è l’altare maggiore della Chiesa di San Domenico Maggiore, che ispirò le opere di altri scultori, come l’altare creato da Bartolomeo e Pietro Ghetti nella Chiesa di San Pietro a Majella, l’altare di Bartolomeo Ghetti e dei fratelli Giuseppe e Bartolomeo Gallo nella Chiesa del Gesù Nuovo e lo squisito coro di Giuseppe Mozzetti nella Chiesa di Santa Maria del Carmine. Un altro grande marmista fu Giuseppe Sanmartino (1720-93).

La sua capacità di trasformare la fredda pietra in toccanti figure apparentemente fatte di carne e ossa è comprovata nella barocca Chiesa dei Girolamini, dove i due famosi angeli in marmo bianco di Carrara colpiscono per la straordinaria morbidezza e fluidità dei riccioli e delle vesti. Questa abilità d’infondere vita alle sue creazioni procurò a Sanmartino stuoli di ammi-ratori, tra cui i monarchi borbonici e il principe alchimista Raimondo Di Sangro. È proprio nella cappella di famiglia dei Di Sangro, la Cappella Sansevero, che si può ammirare il magnifico Cristo velato, completato da Sanmartino nel 1753. Considerato il culmine della sua maestria tecnica, è probabilmente la più bella scultura del Settecento europeo. Persino il grande scultore neoclassico Antonio Canova (1757-1822) arrivò ad affermare che avrebbe voluto essere stato lui a realizzarla.
La fine di un’epoca.

Canova avrebbe forse potuto esprimere lo stesso desiderio per la Reggia di Caserta. Nota ufficialmente con il nome di Palazzo Reale di Caserta, questa grandiosa residenza fu uno dei tanti complessi architettonici su vasta scala realizzati durante l’epoca borbonica. Progettata dall’architetto tardo-barocco Luigi Vanvitelli (1700-73), figlio del paesaggista olandese Gaspar van Wittel (1653-1736), era più grande di Versailles e sarebbe passata alla storia come il canto del cigno del barocco italiano. In effetti, pur presentando molti elementi teatrali tipici di questo stile, come la profusione di intarsi marmorei e le statue allegoriche collocate nelle nicchie murali, questa struttura tardo-barocca riecheggiava uno stile classicheggiante più ispirato ai modelli francesi e spagnoli del tempo che all’esuberanza e all’estro della vena autoctona. I Borboni del resto consideravano la tendenza all’eccesso del barocco napoletano plutót vulgaire. E mentre iniziava a calare il sipario su questo stile, un neoclassicismo più sobrio si profilava all’orizzonte.

Non ci sono ancora commenti!

Partecipa alla discussione

Non ci sono commenti

Potresti essere il primo ad iniziare una conversazione

-Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Anche gli altri dati non saranno condivisi con terze persone.