Miscanthus: i biocarburanti diventano realtà

Miscanthus: i biocarburanti diventano realtà

26 Marzo 2015 0 commenti

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La pianta Miscanthus: dall’erba al carburante

C’è un nuovo, strano concorrente nella corsa alla creazione di energie alternative. Dall’atto dei suoi tre metri d’altezza, l’erba asiatica gigante Miscanthus è tradizionalmente una pianta ornamentale, ma potrebbe diventare una fonte di carburante per le auto. Il National Plan Phenomics Centre sta lavorando perchè questo accada. A differenza dei carburanti fossili, che si formano nell’arco di milioni di anni, Miscanthos cresce ogni anno, garantendo una fonte rinnovabile di materiale organico: questo può essere bruciato direttamente o convertito in etanolo, un carburante liquido. C’è solo un problema da risolvere: Miscanthus ha bisogno di enormi quantità di acqua per crescere. “Stiamo cercando una soluzione per rendere Miscanthus una fonte sostenibile” dice John Clifton-Brown dell’Istituto di Scienze Biologiche, Ambientali e Rurali presso l’Università di Aberystwyth. Il lavoro del Phenomics Centre è fondamemale per capire in che modo la pianta gestische le risorse d’acqua. Come nella grande maggioranza delle piante, le foglie di Miscanthus sono dotate di file di stomi, piccoli pori che controllano il passaggio di acqua e gas: in Miscanthus la quantità di acqua che fuoriesce dagli stomi varia da esemplare a esemplare. ‘Speriamo ci riuscire a identificare quali variazioni genetiche sono responsabili delle diverse strategie di utilizzo dell’acqua” dice Paul Rotaci, ricercatore all’Istituto, “in modo da poter coltivare piante ottimizzate per il proprio ambiente. Se la pianta dovesse crescere in un clima asciutto, saremmo in grado di  crearne una variante più efficace nella gestione dell’acqua. Una pianta di Miscanthus meno bisognosa d’acqua, e quindi più efficiente, potrebbe essere l’inizio di un’esplosione nella produzione di biocarburanti.

Creare super piante

Finora, i ricercatori del Centro hanno lavorato sulla riproduzione delle piante, accumulando dati precisi sui fenotipi di incroci tra diversi ceppi di erbe e cercali. Questo significa che gli scienziati saranno in grado non solo di collegare una sequenza di geni a un determinato tratto, come la resistenza all’acqua, ma anche di localizzare precisamente quali variazioni genetiche ne sono responsabili. “Se si riesce a capire questo, si può iniziare a usare la conoscenza del genoma per programmare la crescita dei raccolti”, dice Powell. I raccolti non vengono modificati geneticamente durante la selezione: l’informazione genetica viene usata per rendere il processo meno empirico rispetto a quello tradizionale. In futuro, però, il Phenomics Centre potrà essere sfruttato per studiare efficacia e idoneità delle colture OGM. Il miglioramento dei raccolti, per quanto importante, non si l’ernia all’aspetto nutrizionale; il Centro ha intenzione di trasformare le piante in fabbriche chimiche. Dal lato opposto della serra, in due grandi capannoni, si trovano impianti di lavorazione ed estrazione. Lo scopo degli scienziati è di utilizzare la fenomica per sviluppare piante che producano naturalmente sostanze chimiche e farmaceutiche che al momento possiamo ricavare solo dal grano. È già a buon punto la ricerca sul Miscanthus, un’erba a rapida crescita utilizzabile come biocarburante. Se questo lavoro avrà successo, in futuro potremo truccarci con cosmetici basati su sostanze chimiche prodotte dalle piante, guidare macchine a motore vegetale e assumere farmaci sintetizzati dalle piante: tutto questo dopo una colazione a base di cereali cresciuti in condizioni oggi impensabili. Nel silenzio di una serra sulle coste del Galles é cominciaci la risoluzione delle piante.

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