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19 luglio: essere a Palermo per ricordare Borsellino e affermare un’idea.

Manca un mese all'anniversario della  strage di Via D'Amelio  ed i preparativi in vista della Fiaccolata sono già iniziati. Questa manifestazione è arrivata alla sua quindicesima edizione. Quando i militanti del Fronte della Gioventù  pensarono nel 1996, a quattro anni dalla strage, di organizzare la prima Fiaccolata  in ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta  sembrò una "nobile follia". Chi avrebbe partecipato ad una manifestazione in piena estate e per di più organizzata dai giovani di destra? Poche centinaia di persone aderirono all'appello, per lo più giovani e persone vicine al partito. Ma quei ragazzi, il cui movimento divenne poi Azione Giovani, continuarono caparbiamente quell'avventura negli anni a seguire. Non importavano i numeri, i dubbi, la fatica, le critiche. C'era da ricordare Paolo Borsellino che aveva dimostrato come fosse giusto morire per la patria anche senza indossare un'uniforme in guerra, che aveva indicato come amare la propria terra semplicemente facendo il proprio dovere, che aveva partecipato all'indimenticabile Festa del FdG a Siracusa  nel '90 consegnando ai militanti il suo insegnamento.

Di anno in anno la Fiaccolata è diventata la principale e più partecipata manifestazione antimafia a Palermo. Chi l'avrebbe mai detto quel lontano 1996. Migliaia di palermitani, insieme a tanti altri siciliani, si uniscono ogni anno al nostro ricordo. Nella nostra piazza non c'è spazio per comizi e divisioni politiche. Si ricorda fianco a fianco lo stesso eroe nazionale. Per questo motivo è nato successivamente il"Forum XIX Luglio", un cartello di associazioni e movimenti che ci affiancano nell'organizzazione della manifestazione.

La Fiaccolata ha un suo stile, una sua mistica. Non è folklore o monotona ripetizione. In questa manifestazione tutto ha un preciso significato. La marcia è lenta ma sempre costante. Come la lotta alla mafia che non deve mai fermarsi. È una marcia silenziosa. Un silenzio quasi surreale nella chiassosa Palermo. Allo schiamazzo di certa antimafia il cui unico interesse sono i riflettori, si contrappone il nostro silenzio rispettoso dei morti e delle loro famiglie che non vogliono essere strumentalizzate. Non ci sono bandiere di alcun movimento, neanche del nostro, nonostante Paolo fosse da giovane un militante del Fuan e del Msi. C'è solo un tricolore per unire tutti, basta quello per noi. La compostezza del corteo, la marzialità finale nella deposizione della corona di fiori è un omaggio allo stile sobrio di Paolo Borsellino.

Dopo l'arresto di Massimo Ciancimino, e le inchieste che finalmente fanno luce su questo ambiguo personaggio, c'è da affermare quest'anno un'idea differente di antimafia. Ciancimino junior è il simbolo di quell'Antimafia S.p.A.  che noi detestiamo: quella dei salotti, delle trasmissioni piene di retorica di Santoro e Lerner, quella della facile notorietà, quella di chi si arricchisce oppure ottiene seggi nei parlamenti. A tutto questo contrapponiamo i tanti esempi di siciliani che lottano concretamente la mafia nel silenzio e spesso nella colpevole indifferenza di certe associazioni antimafia. Oggi come ieri dobbiamo urlare "meglio un giorno da Borsellino che cento anni da Ciancimino".

Oltre alle migliaia di palermitani, ogni anno partecipano tante comunità militanti della Giovane Italia che, da ogni parte della Sicilia e del resto d'Italia, fanno centinaia di chilometri per ricordare Paolo. Insieme a loro affermiamo una precisa identità che non vogliamo smarrire, una certa idea della lotta alla mafia "da destra" che va riaffermata con forza.

"Il domani appartiene a noi"  rompe il silenzio in Via D'Amelio ogni 19 luglio. Quel canto, che molte emozioni suscita in noi, arriva fino al cielo stellato di Palermo dove in tanti ci ascoltano.