Appello per Liu Xiaobo
Liu Xiaobo è un ex-professore universitario di filosofia a
Pechino. La sua vita è stata contraddistinta dalla battaglia in
difesa della libertà di stampa, chiedendo la liberazione di
giornalisti e dissidenti imprigionati, pubblicando su internet e a
mezzo stampa saggi sul potere dei media in Cina e sull'onnipotente
partito comunista.
In un articolo per Reporters sans frontières, nel marzo 2004,
Liu ha scritto: "I media elettronici in Cina e all'estero aiutano a
superare la censura imposta dal Partito comunista cinese (…) In
questo gioco di divieti, risposte e ulteriori divieti, lo spazio
della gente per il diritto di espressione è in crescita millimetro
dopo millimetro. Più la gente avanza, più le autorità diventano
repressive. Non è lontana l'epoca in cui la frontiera della censura
potrà essere abbattuta e la gente domanderà pubblicamente la
libertà di espressione."
Le battaglie condotte hanno però in realtà avuto solo un effetto
contrario, cioè la perdita della sua libertà. La sua persecuzione
inizia nel 1989, col primo arresto per aver difeso pubblicamente il
movimento democratico degli studenti; nel 2004 gli vengono staccate
le connessioni ad internet e le linee telefoniche; nel 2008 viene
nuovamente arrestato e condannato definitivamente nel giorno di
Natale del 2009 a undici anni di reclusione con l'accusa di
sovversione rispetto allo Stato.
Liu Xia, invece non è una sovversiva, né una giornalista, né una
scrittrice.
La sua unica colpa è amare un ribelle. La sua unica colpa è
essere la moglie di Liu Xiaobo dopo l'assegnazione del premio Nobel
a suo marito, è agli arresti domiciliari.
La polizia l'ha confinata nel suo appartamento, controlla gli
accessi e respinge qualsiasi visita alla donna, addirittura quella
di una delegazione dell'Unione Europea. I motivi del divieto non
sono stati riferiti dalla polizia, che ha semplicemente utilizzato
una misura preventiva per evitare che la donna parlasse con i
giornalisti. L'ultimo messaggio della donna è stato trasmesso sul
famoso sito web "twitter", nel quale Liu Xia ha raccontato
l'incontro con suo marito in carcere, la rivelazione
sull'assegnazione del premio Nobel, le lacrime e la scelta di
dedicare quel premio ai martiri di piazza Tienanmen, studenti
uccisi nel 1989 con l'unica accusa di aver voluto manifestare
reclamando democrazia.
La Giovane Italia e la Onlus Laogai Research Foundation Italia
lanciano quindi un appello a tutti coloro che credono
nell'importanza della vita, della libertà e della civiltà. La Cina
non può continuare la sua scia di terrore e censura!
Chiediamo quindi a tutti voi di sottoscrivere questo appello per
la liberazione di Liu Xiaobo e Liu Xia, eroi dei nostri giorni, che
vivono sacrifici e persecuzione, ma che continuano con il loro
esempio a dare testimonianza dell'esistenza di una Cina diversa,
una Cina che vuole cambiare.
La petizione sarà inviata a Hu Jintao, presidente della
Repubblica Popolare Cinese e a Franco Frattini, Ministro degli
Esteri.
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comunicato
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petizione: