Pro e contro del TAV

Pro e contro del TAV

Pro e contro del TAV

11 Marzo 2019 0 commenti

Da mesi ormai la questione TAV sta dividendo il paese – anche se sappiamo che è da ormai 30 anni che si posticipa la sua realizzazione. Per una maggiore chiarezza vediamo quali sono i punti a favore di questa grande opera e invece quali sono i punti contro.

Il corridoio 5

T.A.V. s’intende come acronimo di treno ad alta velocità, e quindi una linea ferroviaria per far raggiungere ai treni altissime velocità (quelle dei Frecciarossa e Frecciarossa 1000 per intenderci) e quindi diminuire i tempi di trasporto di merci e persone, collegando grandi città in tempi brevi in maniera decisamente ecologica dato che un treno consuma molto ma molto meno di un aereo.

In particolare, la Torino-Lione di cui tutti parlano fa parte dei 10 corridoi multimodali progettati per collegare le grandi aree dell’Unione Europea, di cui 4 interessano il nostro paese: il Corridoio 1 (Berlino-Palermo, con anche costruzione del fatidico ponte sullo stretto di Messina), il Corridoio 5 (Lisbona-Kiev, nel tratto Torino-Lione appunto), il Corridoio 7 (Bari-Varna) e il Corridoio dei Due Mari (che collegherà Rotterdam a Genova).

Tutti i governi finora succedutisi hanno visto il tratto italiano del TAV Corridoio 5 come opera strategica, ma sono andati incontro a circa 12 comuni della zona interessata, la Val di Susa, che da sempre si oppongono alla sua messa in atto.

Cerchiamo di capire le due parti.

Perché Si

Partiamo dalle motivazioni a favore:

  • È un’infrastruttura che favorisce il mercato unico, semplificando il trasporto di persone e merci in seguito ad un ammodernamento e snellimento di infrastrutture e operazioni transfrontaliere.
  • Vedrà convertire un’area in pendenza inadatta a molti treni merce in una linea di pianura con grossi standard di qualità e sicurezza. Questo ha un costo di 9,38 miliardi di cui il 40% pagato dall’Unione Europea: insomma, a noi costerebbe 3,75.
  • È importante a livello economico, visto che è un asse che vede circa il 35% degli scambi commerciali Italia-UE, di cui gran parte con la Francia. Inoltre faciliterebbe il commercio di una delle macroregioni più ricche d’Europa (Piemonte-Liguria-Val d’Aosta-Rhone Alpes-Paca, con circa 500 miliardi l’anno di PIL).
  • Come accennato, i tempi di percorrenza vengono dimezzati. Si potrà fare Milano-Parigi in 4 ore anziché 7, e si potranno raddoppiare le tonnellate di merce trasportata grazie a treni di maggiore lunghezza (750 metri), togliendo dalle strade 600mila camion.
  • Darà lavoro a tante persone, circa 2000 nell’opera e 4000 nell’indotto, e ridurrà le emissioni di gas serra come se fosse una città di 300.000 abitanti diventasse totalmente a emissioni zero.

Perché no

Tante sono le ragioni dei No-TAV che cerchiamo di riassumere:

  • Considerano le previsioni sulla riduzione del traffico poco attendibili, perché il segmento Italia-Francia esiste ed è l’autostrada A32 del Frejus unita alla ferrovia Torino-Modane, già ammodernata nel 2010: entrambe non sfruttate per intero.
  • I TAV per Parigi viaggiano già sulla Linea Storica, mentre il traffico per Lione è basso tanto che nel 2004 furono soppressi dei treni. Inoltre le merci scambiate attraverso i valichi alpini sono in calo, stando al Dipartimento Federale dei Trasporti svizzero.
  • Non si può pensare di spostare i TIR su treno, perché con i TIR diminuiscono con gli interscambi e perché finora chi c’è riuscito è solo la Svizzera, e solo tassando i camion in transito.
  • I costi italiani sono esorbitanti e superiori in Italia rispetto all’estero, e tendono ad aumentare rispetto al preventivo per la catena di subappalti, con un rapporto costi-benefici passivo per molti anni (40 addirittura stando ad uno studio francese).
  • L’impatto ambientale in Val di Susa sarebbe enorme, perché nell’analisi non si considerano i consumi prodotti durante la realizzazione, quando molti camion faranno avanti indietro per portare materiale e rifiuti.
  • Così anche l’impatto sul territorio, che vedrebbe il TAV aggiungersi alle infrastrutture già dette facendo scomparire le poche zone di pianura. Inoltre i tunnel vanno ad intaccare l’equilibrio idrogeologico con danni per le sorgenti e per le colture. Danni causati da cantieri che rimarrebbero nel territorio per più di 10 anni.

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