Soffri d’ansia? Chiuditi in una caverna!

Soffri d’ansia? Chiuditi in una caverna!

Soffri d’ansia? Chiuditi in una caverna!

20 Maggio 2016 0 commenti

Che cos'è una caverna virtuale?

Stress, panico, disturbi alimentari: l’ultima frontiera terapeutica è la caverna virtuale. C’è un luogo dove immagini ad alta risoluzione proiettate su grandi schermi ricreano diversi ambienti, dovei pazienti “s’immergono” e imparano a governare le emozioni.

Nell’Istituto Auxologico Italiano di Milano ci sono due caverne virtuali, cioè due stanze concepite per potercisi “immergere” e curare sia disturbi psicologici sia patologie fisiche. Si tratta di un caso unico nel nostro paese. Non solo: il Laboratorio di Ricerche di Tecnologie applicate alla Neuropsicologia dell’Auxologico è il numero uno al mondo per prestigio e quantità di pubblicazioni scientifiche in questo particolare settore. «Coniugare informatica, tecnologia e medicina», dice Pietro Cipresso, psicologo consulente dell’Auxologico acquisito dal Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, «non è semplice e di certo nulla si improvvisa».

È da più di vent’anni, infatti, che Giuseppe Riva, ordinario di Psicologia all’Università Cattolica di Milano e direttore del Laboratorio, studia il mondo virtuale e le sue possibili applicazioni in ambito medico e psicologico, mentre Marco Stramba-Badiale, direttore del Dipartimento geriatrico-cardiovascolare e del Laboratorio sperimentale di Ricerche di Riabilitazione e Medicina cerebrovascolare, si concentra prevalentemente sugli aspetti riabilitativi di questo tipo di strumento terapeutico.

Un metodo efficace per curare attacchi di panico, ansia e stress

«II paziente comincia con un colloquio con uno psicoterapeuta per identificare le problematiche sulle quali occorre lavorare. Poi vengono individuate le situazioni che gli sono più gradite e infine lo si fa entrare nella caverna. Dopo l’immersione, un ulteriore colloquio con lo psicologo permette al paziente di descrivere le sue impressioni. Così si curano attacchi di panico, ansia e stress», spiega Riva.

Ma che cosa avviene concretamente?

«Nella caverna possono essere ricreate virtualmente situazioni stressanti in modo che il paziente impari a gestirle con la protezione e l’aiuto di uno specialista. Non solo: vengono proposti anche ambienti rigeneranti come un laghetto di montagna o un’isola tropicale per indurre e facilitare il rilassamento». Di solito il paziente indossa bio-sensori che servono a medici e psicologi per monitorare la sua pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, la sudorazione e altri parametri. «Tutto è utile per avere una percezione precisa di quello che sta accadendo al soggetto trattato e per modificare l’ambiente di conseguenza in tempo reale. Un esempio? Il flusso e la velocità di una cascata virtuale può essere rallentato o accelerato in base alle reazioni del paziente». Sicuramente il lavoro in caverna è efficace. Generalmente si fanno 10 sedute di 60 minuti ciascuna, colloqui con lo psicologo compresi.

… Per la riabilitazione e il recupero delle capacità di base

«La caverna virtuale è uno strumento straordinario anche per la riabilitazione post ictus, per le fasi iniziali della demenza degli anziani e per malattie come il Parkinson», spiega Stramba-Badiale. Riproducendo fedelmente diversi tipi di ambiente, essa permette la simulazione di situazioni di vita quotidiana in un ambiente controllato. «Si può così imparare di nuovo a fare le spesa, a cucinare, a muoversi tra le mura domestiche.

Sono possibili, inoltre, esercizi per incentivare la memoria e per il recupero delle capacità cognitive. Naturalmente la presenza dello specialista, in questo caso un fisiatra, è sempre garantita». In genere per queste patologie sono previste da 10 a 20 sedute di circa un’ora ciascuna.

Che cos’è una caverna virtuale?

«Una caverna virtuale o cave è una stanza ad altissima tecnologia», spiega Stramba-Badiale, «sulle cui pareti ci sono enormi schermi dove vengono proiettate immagini ad alta definizione che mostrano scenari diversi: dal supermercato al bar, dall’isola esotica all’edicola, da un qualunque ambiente esterno fino agli interni di una casa con tutte le stanze di una normale abitazione (bagno, cucina, camera da letto).

La terapia consiste nell’immergersi in questa realtà virtuale. Come? Utilizzando occhiali 3D, simili a quelli che s’indossano al cinema». È così che si viene catapultati in una realtà “magica”, capace di produrre forte suggestione, nella quale si possono fare esercizi e movimenti di vario genere in base alle più svariate esigenze».

OCCHIALI 3D

Nella caverna virtuale il paziente porta occhiali 3D attivi, cioè alimentati con un circuito elettronico e sincronizzati con gli schermi dove vengono proiettate le immagini. Queste ultime sono trasmesse dagli schernii agli occhiali con tecnologia a raggi infrarossi e in sequenze alternate: ciò significa che sono dirette solo a un occhio, oscurando per una frazione di secondo l’altro, e viceversa.

… E PER I DISTURBI ALIMENTARI E L’OBESITA
«Entrare nel corpo di un altro sperimentando la capacità di resistere a cibi invitanti è tra gli utilizzi possibili della caverna virtuale per curare anoressia, bulimia e obesità», aggiunge Riva. «Lo scopo è quello di aiutare il paziente a percepire meglio il proprio corpo e a dominare le emozioni, soprattutto ansia e depressione, spesso alla base dei disturbi alimentari».

Nella caverna si può imparare anche a fare la spesa con l’aiuto di un nutrizionista e si possono eseguire esercizi di rilassamento che aiutano a tenere l’ansia sotto controllo e a vincere gli attacchi da abbuffata compulsiva. Per questa terapia l’indicazione è 10-20 immersioni della durata di circa un’ora ciascuna.

Non ci sono ancora commenti!

Partecipa alla discussione

Non ci sono commenti

Potresti essere il primo ad iniziare una conversazione

-Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Anche gli altri dati non saranno condivisi con terze persone.