Una rosa contro Hitler

Una rosa contro Hitler

Una rosa contro Hitler

20 agosto 2017 0 commenti

In pieno nazismo, cinque studenti dell’Università di Monaco, di religioni diverse ma ispirati da nobili principi comuni, fondarono la rosa bianca, un movimento di opposizione a Hitler. Convinti di sensibilizzare l’opinione pubblica, pagarono con la morte i loro ideali, ma oggi sono ricordati come eroi.

La Rosa Bianca: di cosa si tratta?

Nella tragica disumanità della dittatura hitleriana alcune storie stupiscono ancora oggi per il coraggio che rivelano: tra queste spicca quella del movimento della Rosa Bianca, un ristretto gruppo di studenti cristiani decisi a schierarsi contro il Nazismo. Il movimento nasce a Monaco nel giugno del 1942; ne fanno parte alcuni amici, tutti ventenni, che sperano in una rivolta collettiva contro la dittatura attraverso l’arma della resistenza passiva.

I più attivi sono i fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Shmorell e Willi Graf, tutti iscritti all’Università della Città. Per chiamare a raccolta i tedeschi e scuoterli dall’indifferenza, scrivono e copiano clandestinamente dei volantini che, in segreto, lasciano in giro per la città o inviano attraverso lettere anonime. Il testo del primo volantino esprime con chiarezza il programma del gruppo: “Perciò ogni singolo, cosciente della propria responsabilità come membro della cultura cristiana e occidentale, deve coscientemente difendersi con ogni sua forza, opporsi in quest’ultima al flagello dell’umanità, al fascismo e a ogni sistema simile di stato assoluto.

Fate resistenza passiva, ovunque vi troviate; impedite che questa atea macchina di guerra continui a funzionare, prima che le altre città siano diventate un cumulo di macerie come Colonia e prima che gli alti giovani tedeschi abbiano dato il loro sangue a causa dell’orgoglio smisurato di un criminale. Non dimenticate che ogni popolo merita il governo che tollera!”

Soprattutto nell’ambiente universitario, i volantini della Rosa Bianca suscitarono grande impressione e la Gestapo, la Polizia segreta di stato, si arrovella per capire chi siano i responsabili. Nell’ultimo volantino, che determina l’arresto di Hans e Sophie, i toni cambiano; i giovani, arrabbiati e disillusi, commentano sarcasticamente gli ultimi tragici sviluppi bellici: “La geniale strategia del caporale della Prima Guerra mondiale ha spinto alla morte in modo insensato e irresponsabile 330 mila tedeschi.

Hitler, ti ringraziamo!”. Il 2 febbraio 1943, infatti, segna la sconfitta nazista a Stalingrado, dopo che per più di sei mesi truppe tedesche e truppe sovietiche si sono scontrate nella città simbolo dell’Unione Sovietica e i tedeschi sono inaspettatamente passati dalla posizione di assalitori a quella di assediati. Il volantino della Rosa Bianca sbeffeggia i piani militari di Hitler (il caporale della Prima guerra mondiale), che ha obbligato i comandanti della sesta Armata a resistere ad oltranza nella sacca di Stalingrado, nonostante fosse ormai chiaro a tutti che l’offensiva tedesca in Russia, iniziata nel 1941 con l’operazione Barbarossa, fosse tramontata.

Catturati e imprigionati

E’ il 18 febbraio 1943 e Hans e Sophie stanno distribuendo copie del sesto volantino nell’Università di Monaco cercando di confondersi tra gli studenti che escono dalle lezioni; i loro movimenti circospetti, però vengono notati da un bidello che li denuncia alla Gestapo. La sera stessa sono arrestati e condotti alla prigione di Stadelheim; nonostante non parlino, gli agenti della polizia ricavano dalla perquisizione alcuni appunti che li portano ad arrestare anche Christoph Probst, da poco divenuto padre del terzo figlio (nei mesi successivi le indagini naziste porteranno alla scoperta di quasi tutti gli appartenenti al gruppo e anche dei loro sostenitori; 38 saranno incarcerati; 15 uccisi). I tre giovani vengono processati dal collerico e crudele giudice Roland Freisler ma, nello stupore generale, si dimostrano sereni e coraggiosi: ” Non rinnego nulla. Sono convinta di aver agito nell’interesse del mio popolo. Non mi pento e ne accetterò tutte le conseguenze” spiega Sophie al poliziotto che la interroga e che le offre la salvezza in cambio di una ritrattazione.

Le guardie carcerarie sono esterefatte dalla tranquillità dei ragazzi e consentono loro di ritrovarsi qualche minuto insieme per salutarsi prima di essere giustiziati: ” Fra pochi minuti ci rivedremo nell’eternità”, afferma pacificamente Chris. La ghigliottina uccide per prima Sophie, poi Christoph e infine Hans che grida “Viva la libertà!”. Il pensiero della Rosa Bianca, tuttavia, non si spegne con le loro morti; nell’estate del 1944 gli aerei Alleati lanciano milioni di copie del sesto volantino sulla Germania, facendo conoscere ai tedeschi il sacrificio dei giovani cristiani che volevano sconfiggere Hitler con la forza di un no.

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