Vaticano: come funziona il regno più piccolo del mondo

Vaticano: come funziona il regno più piccolo del mondo

Vaticano: come funziona il regno più piccolo del mondo

29 Novembre 2016 0 commenti

Siamo abituati a pensare al papa come al capo della Chiesa cattolica, dimenticandoci del suo potere sul minuscolo stato vaticano. Piccolissima enclave in territorio italiano, è uno stato a tutti gli effetti. Con un’organizzazione giudiziaria, politica e perfino militare. Qui, per ottenere la cittadinanza, non serve nascere nella città, ma è necessario viverci: sono infatti cittadini del Vaticano quanti «risiedono stabilmente per ragione di dignità, carica, ufficio o impiego, sempre che tale residenza sia prescritta per legge e autorizzata dalle competenti autorità». Dei circa 600 cittadini vaticani, metà sono ecclesiastici, metà laici.

Chi fa le leggi e chi le applica…

Lo Stato della Città del Vaticano è una monarchia assoluta e, pertanto, tutti i poteri sono, almeno teoricamente, racchiusi nelle mani del pontefice. Il Santo Padre, tuttavia, è coadiuvato da diversi organi nella gestione ordinaria di tali poteri. Il potere legislativo è esercitato dalla Pontificia Commissione per lo stato della Città del Vaticano; nata nel 2000 e rinnovata ogni 5 anni, essa è composta da 8 cardinali e 9 consiglieri laici. Redige e sottopone al pontefice i progetti di legge. Il potere esecutivo spetta invece al Governatorato, formato da 2 sole persone: il presidente, che è anche presidente della Pontificia Commissione per lo stato, e il Segretario Generale.

… e chi le fa rispettare

Il potere giudiziario, intime, è esercitato presso il tribunale della Città del Vaticano, la Corte d’appello e quella di Cassazione; la carica più alta è quella di Promotore di giustizia (una figura simile al nostro Pubblico Ministero) e l’ordinamento seguito durante i processi è composto da fonti emanate direttamente dal legislatore vaticano e fonti esterne, acquisite per volontà sovrana. È interessante notare che in Vaticano la legislazione deve essere prima che tutto in accordo con l’ordinamento canonico e che il Codice Penale utilizzato è quello in vigore all’epoca dei Patti Lateranensi, cioè il codice Zanardelli del 1889; qualora, però, si riscontri un reato non previsto dal Codice Zanardelli (come nel caso di uno spacciatore di droga, arrestato nel 2007) il giudice può comunque comminare una pena pecuniaria o detentiva. In Vaticano non esiste un vero e proprio carcere, ma soltanto due celle, moderne e accoglienti, dove i detenuti sono affidati alla custodia dei Gendarmi Vaticani; di solito vuote, il 26 dicembre 2014 erano entrambe occupate, da un’attivista ucraina del gruppo Femen e da un imprenditore triestino, arrestati per aver protestato in modo improprio in piazza San Pietro (rispettivamente, denudandosi davanti al presepe e scalando la facciata della basilica). Un caso più unico che raro nella piccola città-stato, dove i processi sono pochi (meno di 1 migliaio di cause ogni anno, tra civili e penali) e rapidi (meno di 8 giorni per la cause civili).
Questioni di sicurezza

A livello militare in Vaticano presta servizio il corpo armato delle Guardie svizzere pontificie, così chiamate per la provenienza dei soldati dalla Confederazione Elvetica fin dal 1506. Il loro motto è floiter elfideliler (con coraggio e fedeltà) e tutelano l’incolumità del pontefice durante tutti gli incontri pubblici. Lo seguono anche nei viaggi internazionali. Più in ombra rispetto alle Guardie svizzere, la cui caratteristica uniforme di foggia rinascimentale è adatta per le funzioni di rappresentanza, si muovono i Gendarmi vaticani, poliziotti con compiti di tutela dell’ordine pubblico e pubblica sicurezza. Negli ultimi anni, di fronte alle crescenti minacce terroristiche, la Gendarmeria vaticana si è dotata di una sala di controllo tecnologica attiva 24 ore su 24, che permette di sorvegliare tutto lo stato e soprattutto gli obiettivi più sensibili.

Amministrazione e finanza

Sotto il profilo economico, la gestione delle finanze in Vaticano è complessa e discussa e per questo papa Francesco è intervenuto al fine di riportare l’ordine tra i diversi organismi che se ne contendono l’immenso patrimonio. Con i beni temporali del 4 luglio 2016, il pontefice ha ribadito che il patrimonio della Chiesa è destinato «a conseguire i suoi fini e cioè il culto divino, l’onesto sostentamento del clero, l’apostolato e le opere di carità, specialmente a servizio dei poveri» e ha separato in modo netto le attività dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa, la vera “banca” del Vaticano) e quelle della Segreteria per l’economia, cui spettano le funzioni di vigilanza e controllo. La spinta riformatrice del Santo Padre ha coinvolto anche lo Ior (Istituto per le opere di religione), protagonista nel passato di vari scandali e intrighi politico-internazionali (si pensi all’operato criminale di Michele Sindona negli anni Settanta e al crac del Banco Ambrosiano nel 1981). Lo Ior, fondato nel 1942 da papa Pio XII, è un organismo deputato a provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni di persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità. Dal 2013 il papa ne ha rivisto tutti i conti estinguendo i rapporti finanziari (quasi 5.000) non in linea con gli standard internazionali di trasparenza e contrasto al riciclaggio. Oggi più dell’80 per cento dei beni dello Ior appartiene a istituzioni cattoliche e meno del 20 a persone fisiche: circa 11.000 tra religiosi, dipendenti e pensionati della Santa Sede e del Vaticano. La strada per una vera riforma del potere economico vaticano, tuttavia, è ancora lunga.

Le attività di carità

Che la Chiesa cattolica si occupi di carità non è certo una stranezza, ma in pochi sanno che all’interno del piccolissimo Stato Vaticano è in azione una efficiente macchina organizzativa che si interessa di chi si trova in difficoltà nelle immediate vicinanze di San Pietro. La carità vaticana oggi sta vivendo un rinnovato slancio grazie all’azione decisa di papa Francesco; il pontefice ha infatti più volte ribadito che la Chiesa deve “uscire” e andare a cercare chi ha bisogno. Papa Francesco, dunque, si è dato subito da fare andando incontro a chi gravita nelle strade attorno alla basilica: in via dei Penitenzieri, per esempio, ha fatto ristrutturare un’agenzia di viaggi dismessa dove ha aperto un dormitorio notturno per i senzatetto, chiamato Dono di misericordia; poco più in là, in piazza del Sant’Uffizio, ogni notte trovano rifugio presso la casa Dono di Maria circa 70 donne sole; in piazza San Pietro, sotto il colonnato del Bernini, Francesco ha ordinato di costruire dei bagni pubblici, con docce, per chi non ha una dimora. Grazie all’attività dei volontari, inoltre, è attivo un servizio di barbiere e un piccolo ambulatorio medico; per i senzatetto del Vaticano, inoltre, sono stati organizzati momenti di svago quali gite al mare o in pizzeria e di approfondimento culturale, come la visita privata ai Musei Vaticani.

Tutto ciò viene fatto, ha ribadito più volte il pontefice, non in un’ottica assistenzialista, bensì con il desiderio di ridare dignità a persone lasciate ai margini della vita sociale. Il braccio destro del Santo Padre in quest’intensa opera assistenziale è l’elemosiniere pontificio, attualmente il vescovo polacco Konrad Krajewski (conosciuto sotto il colonnato semplicemente come don Corrado), che è a capo dell’Elemosineria Apostolica e si occupa di utilizzarne il denaro, ricavato per lo più dalla vendita delle pergamene che recano la benedizione speciale del Papa e da donazioni private. Ad assistere l’elemosiniere in questo compito, troviamo i volontari del Circolo San Pietro, antica associazione caritativa fondata da un gruppo di giovani nobili romani nel 1869 e che opera attraverso la Commissione asili notturni e la Commissione cucine economiche; quelli dell’Associazione SS. Pietro e Paolo, eredi della disciolta Guardia Palatina, e anche alcune Guardie svizzere e alcuni Gendarmi.

Le attività benefiche, tuttavia, non sono solo nelle mani di padre Krajewski; oltre alle attività promosse dalla parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, è operativo il Dispensario Santa Marta, gestito dalle suore Figlie della carità di San Vincenzo de’ Paoli in collaborazione con i medici dell’Ospedale Bambino Gesù e di altri nosocomi romani. Il Dispensario Santa Marta fornisce assistenza neonatologica e pediatrica a tutti quei bambini che, per molteplici ragioni, sono in Italia senza accesso al Servizio Sanitario Nazionale. A loro sono offerte gratuitamente visite specialistiche (spesso estese anche ai membri della famiglia), alimenti e farmaci. In più di novant’anni di attività, decine di migliaia cli bambini sono stati curati all’interno delle Mura Leonine.

Cardinali, vescovi e presbiteri

Benché il pontefice rappresenti l’autorità suprema della Chiesa cattolica e dello Stato Vaticano, per svolgere i suoi compiti è assistito da centinaia di ecclesiastici, che risiedono nella città-stato. La cosiddetta Curia Romana, cioè l’insieme degli organi amministrativi della Santa Sede, è composta principalmente dai cardinali; i cardinali, il cui nome deriva dalla parola “cardine”, cioè il perno attorlio a cui isliolailo porte e finestre a significare il fatto di essere il perno della Chiesa, assistono il papa ricoprendo gli incarichi più rilevanti e discutendo con lui durante le riunioni plenarie dette concistori (l’ultimo indetto il 19 novembre 2016).

I cardinali con meno di 80 anni (cardinali elettori) partecipano anche al conclave, dove votano e scelgono una nuova guida. Tradizionalmente, al momento della loro nomina a tutti i cardinali viene assegnata la titolarità di una chiesa cli Roma per indicare la speciale sollecitudine dovuta nei confronti della Città Santa. I cardinali sono nominati dal Papa tra i vescovi, scelti a loro volta esclusivamente dal pontefice; i vescovi sono ecclesiastici responsabili delle Diocesi, le zone in cui è suddivisa la Chiesa (più di 2.000 in tutto il mondo).

Quasi tutti i vescovi si riuniscono ogni tre anni a Roma per partecipare al Sinodo, le cui discussioni aiutano il Santo Padre a formarsi un’opinione su temi specifici cli attualità, come per esempio la famiglia. A livello gerarchico, sotto i vescovi ci sono i presbiteri, comunemente chiamati sacerdoti o preti; il presbitero anima la vita della Chiesa a livello diocesano attraverso la celebrazione della Liturgia e la guida dei fedeli. Infine ci sono i diaconi, figure sostenute da un forte spirito di servizio che ricevono il primo grado del sacramento dell’Ordine (il secondo è riservato ai presbiteri e il terzo ai vescovi) e si situano a metà tra la vita laica e quella sacerdotale: possono infatti essere già sposati e svolgere una professione. I diaconi non possono dire messa, mentre è loro consentito amministrare il battesimo e il matrimonio.

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