Bail in e bail out: differenza e cose da sapere

Bail in e bail out: differenza e cose da sapere

Bail in e bail out: differenza e cose da sapere

18 Novembre 2016 0 commenti

Bail in e Bail out. Tutti ne parlano, pochi sanno effettivamente cosa significano. Scopriamo insieme il significato di alcuni termini cardine in ambito finanziario.

BAIL-IN e BAIL-OUT: DIFFERENZE E CARATTERISTICHE

Sono metodi di salvataggio di istituti bancari e società di investimento in crisi, volti a impedire che il loro fallimento possa comportare gravi conseguenze per il sistema finanziario, nello specifico, e per l’economia reale, in genere. Le crisi bancarie che si sono susseguite a partire dal 2007, innescate dallo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti, sono state affrontate utilizzando principalmente denaro pubblico. Tale metodo è definito bail-out o salvataggio dall’esterno. A partire dal 1° gennaio 2016, invece, sono applicabili nuove regole concepite a livello europeo per evitare l’utilizzo di denaro pubblico (quello dei contribuenti) nel salvataggio di istituti finanziari. Tale modalità di intervento costituisce il cosiddetto bail-in o salvataggio dall’interno. In questo modo a pagare per la cattiva gestione di un istituto finanziario non saranno più i comuni cittadini, ma i soggetti interni, come azionisti e creditori, in un preci-so ordine gerarchico.

LONG e SHORT

Si riferiscono alla posizione che un investitore assume sul mercato borsistico in relazione all’andamento previsto: in rialzo o in ribasso. Andare long (lungo) su un titolo (azione, obbligazione, strumento derivato ecc.) significa acquistarlo a un determinato prezzo con la speranza che aumenti in valore, al fine di ottenere un guadagno, rivendendolo a un prezzo superiore a quello di acquisto. Andare short (corto), invece, significa vendere un titolo a un determinato prezzo con la speranza che diminuisca in valore, in modo da realizzare un guadagno riacquistandolo successivamente a un prezzo inferiore.

La vendita di un titolo, inoltre, può essere eseguita con due modalità: vendendo un titolo in portafoglio, cioè già posseduto, oppure vendendo un titolo allo scoperto, non posseduto.

In questo secondo caso il titolo viene prestato da un istituto finanziario (banca o intermediario finanziario) all’investitore che vuole assumere una posizione “corta”, con l’obbligo di restituirlo, ricomprandolo sul mercato, entro una scadenza concordata, pagando un interesse come in un normale prestito di denaro.

TORO E ORSO: LA FINANZA CHE SI SFIDA CON COLPI ‘ANIMALI’

Sono due termini che, a prima vista, hanno poco in comune con i mercati finanziari, ma che in realtà sono stati utilizzati storicamente per individuare due diverse tendenze del mercato borsistico. L’immagine più nitida di questa relazione tra mondo animale e mondo finanziario sicuramente è quella del toro di bronzo presente a New York nel quartiere finanziario di Wall Street. Un mercato orso rappresenta un mercato ribassista in cui gli operatori borsistici sono più propensi a vendere che ad acquistare.

Al contrario, un mercato toro implica esattamente il contrario, ovvero, una fase rialzista in cui sono predominanti gli acquisti. Sorge spontanea al lettore la domanda: qual è il collegamento tra questi due animali e il mondo finanziario? Sebbene non ci sia una risposta condivisa, quella più accreditata si riferisce al tipico gesto con cui i due animali manifestano la loro aggressività, messo in relazione con l’andamento del mercato: l’incornata, dal basso verso l’alto, per il toro e la zampata per l’orso, che segue una direzione esattamente contraria.

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