La City di Londra

La City di Londra

12 Gennaio 2015 0 commenti

La city di Londra

Gran parte dei duemila anni di storia della City of London possono essere rintracciati sulla cartina. Le due colline facilmente difendibili che attrassero qui i Romani sono ancora riconoscibili: Ludgate Hill, su cui sorge la Cattedrale di St Paul, e Comhill. A circa 65 km dall’estuario, il fiume poteva essere guadato e il suo letto ghiaioso attraversato da un ponte. La sponda settentrionale era stabile e i torrenti fornivano acqua potabile: il Walbrook scorreva nel nuovo insediamento, il Fleet ne costituiva il confine occidentale.

La City nel passato

La basilica e il foro romani sorgevano su Cornhill, dove oggi corre Lombard Street; i resti di uno dei templi, dedicato a metà del III secolo a Mitra, dio di un culto misterico, sono visibili in Queen Victoria Street. Attorno al 200 d.C., la città di circa 130 ettari fu munita di una cinta di mura di ardesia del Kent alte, spesse e rastremate, lunghe circa 5 km e scandite da 7 porte. Oggi ne sopravvivono delle porzioni con restauri medievali nel Barbican Centre, nella Torre di Londra, in Noble Street e altrove. Le porte sopravvivono solo nei toponimi: Aldgate, la casa del poeta Geoffrey Chaucer (1374-1386); Bishopsgate, la cui strada conduceva fino al Vallo di Adriano, nell’Inghilterra del nord; Moorgate, oltre la quale si estendeva un terreno paludoso; Cripplegate, orientata verso un sobborgo medievale e il paese di Islington; Aldersgate, che portava ai monasteri di Clerkenwell e al mercato di Smithfield. Quando la Londra medievale sconfinò oltre le mura, si allargò a ovest verso la rivale Westminster. I confini della City cambiarono di poco. Il suo soprannome, “the Square Mile” (‘il miglio quadrato’) è tuttora una descrizione piuttosto accurata dell’insediamento romano.

Distruzione e ricostruzione della City

Si verificarono poi due eventi drammatici. La peste, già endemica a Londra, nell’aprile del 1665 dilagò nella peggiore epidemia dai tempi della “Morte nera” del 1348-1350, uccidendo secondo le stime 110.000 persone, prima che il freddo contribuisse ad arrestarla. Il 2 settembre dell’anno seguente, all’una di notte circa, un incendio divampò nel forno di Thomas Famnor in Pudding Lane. Entro la mattina, 300 case e parte del London Bridge erano in preda alle fiamme che, alimentate dal forte vento da est, divorarono gli edifici in legno rivestiti di pece. Nei due giorni seguenti, l’incendio distrusse Lombard Street, Cheapside, la Cattedrale di St Paul e Inner Tempie. Il 5 settembre l’incendio si placò, non prima tuttavia di aver mandato in fumo 4/5 della City tra cui 13.000 case, 87 chiese e 44 sedi di corporazioni. Con le braci ancora ardenti, Carlo II si impegnò nella ricostruzione. Il sogno di Wren di una città con ampi viali che si irradiassero da St. Paul era impraticabile, anche perché le corporazioni non avrebbero mai ceduto le loro terre. Sul reticolo di strade medioevali, invece, vennero erette case di mattoni ignifughi.

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