Elementi della composizione nella fotografia pubblicitaria

Elementi della composizione nella fotografia pubblicitaria

2 Dicembre 2014 0 commenti

La fotografia pubblicitaria

Le teorie sulla composizione funzionano alla perfezione se possiamo posizionare gli elementi della scena esattamente dove li vogliamo. Esclusi i set allestiti in studio non possiamo realmente comporre l’immagine, ma dobbiamo arrangiarci con quello che c’è. Sarebbe forse più giusto chiamare la composizione della fotografia una disposizione fotografica dati che di fatto si sfrutta il modo in cui gli elementi sono posizionati.

Spesso gli elementi di una scena hanno relazioni fisse uno con l’altro. Se vogliamo dare l’impressione che questi elementi siano in posizioni relative diverse, abbiamo tre strumenti a disposizione: punto di ripresa, direzione e ampiezza dell’inquadratura (angolo di campo). Questi elementi sono fondamentali in tutte le tecniche fotografiche, prime fra tutte quelle relative alla fotografia pubblicitaria e industriale.

Proporzioni auree

Nell’Antico Egitto e in Grecia era risaputo che un oggetto in cui il rapporto fra due lunghezze differenti è tale per cui il rapporto tra la parte più corta e quella più lunga corrisponde al rapporto fra la parte più lunga e la somma delle due parti, risulterà perfettamente proporzionato. La parte più piccola corrisponde a circa il 61,8 per cento della parte più grande, ovvero la parte più grande è lunga 1,618 volte rispetto a quella più corta. Questo rapporto si ritrova in natura nella proporzione esistente nelle forme più disparate, come conchiglie delle chiocciole, ali di farfalla, petali di fiore e spirali delle pigne. Si trova anche nell’armonia musicale. Questo rapporto è chiamato phi, sezione aurea, o rapporto aureo. Non sorprende infine che sia anche alla base della nostra percezione di bellezza umana. Se si analizzano le proporzioni di volti o corpi che incarnano i canoni classici di bellezza, si vedrà che rispettano la sezione aurea.

Il senso di armonia nella fotografia pubblicitaria

Ogni fotografo pubblicitario professionista non può non conoscere la regola dei terzi. Si tratta di una griglia immaginaria che divide un’immagine in nove quadrati uguali, è un’approssimazione della sezione aurea. In realtà, la sezione aurea va molto oltre rispetto alla regola dei terzi: quando gli elementi in porzioni più piccole dell’immagine rispettano il rapporto phi, la composizione dà un effetto ancora migliore. In tutti noi c’è un istinto naturale verso la composizione armoniosa, perché phi è, possiamo dire, interconnesso al nostro cervello. Quando inquadriamo, posizioniamo gli elementi fondamentali che ci interessano in modo che stabiliscano con il resto della scena una relazione di maggior impatto sul nostro cervello la “risposta phi“. La risposta a una composizione equilibrata è simile a quella che abbiamo in modo istintivo ascoltando una canzone orecchiabile. Al contrario, se si collocano elementi molto vicino al margine dell’inquadratura o al centro esatto dell’immagine, andando contro la sezione aurea, si può aumentare il dinamismo o conferire una sensazione di quiete alle immagini.

Usare lo spazio

C’è qualcosa di decisamente teatrale nella fotografia: il modo in cui come per magia crea un’immagine che, per un momento, ci dà l’illusione di una realtà in tre dimensioni. Così come uno scenografo prepara la scena, usiamo le linee convergenti per suggerire la distanza, la sovrapposizione di oggetti per mostrare quali sono più vicini o più lontani, o dimensioni diverse per dare l’idea della prospettiva. Soprattutto, attiriamo lo spettatore nel nostro spazio, invitandolo a percorrere l’immagine e tutto ciò che contiene e insieme guidandolo gentilmente verso la meta: il punto focale. Una strada che si snoda tortuosa in lontananza offre una narrazione visiva, così come un fiume serpeggiante. Come in tutte le storie, serve un inizio deciso per attirare l’attenzione dello spettatore, uno sviluppo per invogliarlo a esplorare l’immagine e una buona conclusione. Il tutto può richiedere appena una frazione di secondo o una riflessione più approfondita, in base alle dimensioni e alla complessità dell’immagine e all’attenzione dedicata dall’osservatore.

Plasmare lo spazio

Un altro modo per dare struttura a un’immagine è raffigurare una forma più grande rispetto alle forme più piccole che la compongono: io le chiamo “iper-figure”. Ne sono un esempio le scale a chiocciola, in cui i gradini a spicchio formano la forma più grande della spirale. Stormi di uccelli che volteggiano nel cielo possono formare iper-figure composte dai singoli uccelli. Gli esempi più comuni di iper-figure giungono dal mondo vegetale, in cui piccoli elementi si ripetono per creare spirali, linee disposte a raggiera e nastri. È interessante osservare che molte di queste forme sono espressione della sezione aurea. Il tipo più semplice di iper-figura è prodotto dalla simmetria, in particolare quando una metà dell’immagine è il riflesso dell’altra. Insieme, le due metà creano una nuova figura, con una sua coerenza e che è quasi sempre di forte impatto visivo, perché suggerisce una solida struttura intrinseca.

Elementi come cornice

Una tecnica ampiamente usata per plasmare lo spazio è usare una cornice, in cui un elemento della composizione rimanda ai margini rettangolari dell’immagine stessa. Questo artificio concentra l’attenzione sul soggetto, oltre a dare l’idea della terza dimensione e della profondità generale. Gli elementi che fungono da cornice possono essere sfocati o sottoesposti; in effetti

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