Intolleranze alimentari: come riconoscerle

Intolleranze alimentari: come riconoscerle

Intolleranze alimentari: come riconoscerle

2 Settembre 2015 0 commenti

Come riconoscere le intolleranze alimentariLa definizione di intolleranza alimentare è riferita a tutte le reazioni avverse al cibo che si manifestano da qualche ora a qualche giorno dopo la sua assunzione; sono sempre riproducibili e dose-dipendenti, anche se esiste una soglia di tolleranza individuale al di sotto della quale la sostanza responsabile non causa alcun sintomo. Le intolleranze non inducono la produzione di anticorpi, poiché non sono modulate dal sistema immunitario, ma da meccanismi biochimici caratteristici. I sintomi sono spesso sovrapponibili a quelli delle allergie alimentari. In genere per riconoscere le intolleranze alimentari, il paziente viene sottoposto ad una serie di test mirati. Comunemente, le intolleranze alimentari vengono curate come le allergie, e cioè eliminando l’alimento che viene considerato il responsabile del disturbo. Secondo il meccanismo che le sostiene, le intolleranze sono classificate in tre sottogruppi: enzimatiche, farmacologiche e da cause sconosciute.

Caratteristiche delle intolleranze enzimatiche

Questo tipo di intolleranza è causato dalla mancata o scarsa produzione di specifici enzimi indispensabili per metabolizzare e rendere assimilabili alcune componenti alimentari. Questi deficit enzimatici, per lo più congeniti, sono responsabili di patologie legate ad alterazioni del metabolismo di alcuni zuccheri (lattosio, galattosio, glucosio, fruttosio) e si manifestano con sintomi diversi in funzione dello specifico enzima assente.

Intolleranza al lattosio

Sicuramente è la più frequente intolleranza alimentare di tipo enzimatico e definisce un quadro di ridotta capacità di digestione del lattosio legato a una diminuita produzione dell’enzima lattasi da parte delle cellule della mucosa intestinale. Il lattosio è lo zucchero caratteristico del latte dei mammiferi, non reperibile in natura in alcun altro alimento. È formato dall’unione di due zuccheri più semplici: i monosaccaridi glucosio e galattosio. La digestione e la successiva assimilazione del lattosio presuppongono la sua frammentazione nei monosaccaridi costituenti; questa reazione è catalizzata dalla lattasi, enzima prodotto dalle cellule di rivestimento dei villi intestinali.

La produzione di lattasi è massima nel lattante, ma si riduce progressivamente nel corso della vita; negli adulti il deficit enzimatico varia in relazione alle diverse etnie d’appartenenza. Studi condotti su vasti campioni di popolazione hanno evidenziato una maggiore frequenza di deficit di lattasi nelle aree geografiche ove il consumo di latte in età adulta è modesto o irrilevante, mentre scende sensibilmente tra le popolazioni ove il latte è consumato quotidianamente per tutta la vita. Tra la popolazione adulta di vaste aree dell’Africa, dell’Asia, del Nord e Sud America, degli stati medio-orientali, l’intolleranza al lattosio è molto diffusa. Uno studio pubblicato nel 1998 dall’American Journal of Clinical Nutrition» ha documentato che solo tra le popolazioni di origine nordeuropea l’attività della lattasi si mantiene efficace nella maggioranza degli adulti. In Italia i dati riguardanti la prevalenza dell’intolleranza al lattosio sono molto eterogenei, con percentuali variabili tra il 4 e il 78% della popolazione a seconda delle regioni. Il deficit di lattasi congenito, presente cioè dalla nascita e geneticamente determinato è una rara sindrome che non consente la digestione del lattosio e si presenta con diarrea e disidratazione anche grave. Quando presente, il deficit si mantiene costante nel tempo, poichè è legato a un difetto genetico immodificabile. Deficit di lattasi geneticamente determinato, ma a esordio tardivo può instaurarsi sia negli adulti che in bambini in età scolare. In questi casi il deficit dell’enzima non è mai assoluto, così che le piccole quantità di lattosio possono essere consumate, secondo la tollerabilità individuale. Nei lattanti e nei bambini piccoli può manifestarsi deficit di lattasi secondario a patologie intestinali, quali infezioni batteriche o virali, parassitosi, gravi malnutrizioni, allergie ad alimenti con localizzazione gastrointestinale della risposta allergica.

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