La vendetta in tutte le lingue del mondo

La vendetta in tutte le lingue del mondo

La vendetta in tutte le lingue del mondo

10 Giugno 2016 0 commenti

La vendetta in tutte le lingue del mondoSì, vendetta, tremenda vendetta», così tuonava il buffone di corte Rigoletto nell’opera verdiana, pensando al Duca di Mantova che ha disonorato sua figlia. Ed è proprio la vendetta uno dei sentimenti che anima il cuore degli uomini fin dalla notte dei tempi, come ci ricordano i miti greci. Subire un torto o pensare di averlo subito scatena spesso nell’animo umano un desiderio di rivalsa contro colui che l’ha compiuto, che talora non accenna a placarsi fino al compimento della vendetta; una vendetta che il più delle volte sconfina nella follia più accecante.
Una parola presente in tutte le lingue

Che cos’è la vendetta

II termine “vendetta”, presente in tutte le lingue arcaiche, ha origini oscure, che tradiscono la concezione che ne avevano gli antichi. Le diverse etimologie della parola “vendetta” e del verbo “vendicare”, infatti, indicano tutte una certa legittimità, concetto espresso anche dalla “legge del taglione” in cui a ogni offesa ricevuta ne corrisponde un’altra di pari entità. “Vendetta” potrebbe derivare dall’unione delle parole latine venum (prezzo) e dicare (offrire), cioè stabilire il prezzo, inteso come risarcimento; un’altra ipotesi è che provenga da vindex e significhi farsi vindice, cioè riscattatore.

Nel diritto romano, inoltre, la vindicta era la verga con cui il magistrato toccava lo schiavo che otteneva la libertà davanti al suo padrone nella cerimonia della manomissione. Anche la nota espressione “La vendetta è un piatto che va servito freddo” ha un’origine nebulosa; la frase appare in un romanzo del 1841, Mathilde di Eugène Sue, ma chi l’ha inventata è sconosciuto. Più di recente ha ritrovato popolarità perché è stata usata come citazione d’apertura nei film di Quentin Tarantino Kill Bill, incentrati proprio sulla figura di una spietata vendicatrice.

La vendetta nel mito greco

Pensiamo, ad esempio, a Medea, un’eroina negativa della mitologia greca, che per vendicarsi con il marito Giasone di esser stata da lui abbandonata oltre ad ucciderne la nuova compagna e il futuro suocero, arriva al punto di togliere la vita anche ai loro figli, per essere certa di farlo soffrire in modo straziante (e, infatti, in alcune versioni del mito Giasone si suicida subito dopo per il dolore). La realizzazione della ver detta contro il marito appare, quindi prioritaria rispetto all’amore di madre alla indicibile sofferenza che pure l’infanticidio le causa (una situazione che trova terribili conferme in molti casi di cronaca nera).

Tra le caratteristiche della vendetta, infatti, c’è anche quella di essere cieca di fronte alle conseguenze che può comporta re per gli altri, ma anche per sé. È il caso di Achille, che dopo la morte del compagno Patroclo, pronto a combattere con un unico obiettivo uccidere Ettore, l’eroe troiano che ne è responsabile. La furia omicida di Achille non si ferma davanti a nulla, nonostante gli sia stato predetto che morirà sotto le mura di Troia, finché non uccide “l’assassino”, di a poi oltraggia il cadavere legandolo per i piedi al suo carro e trascinando Io in una corsa disperata e delirante attorno alla città.

La vendetta nell’Antico Testamento

Anche l’Antico Testamento offre un ricco catalogo di vendette a partire proprio da quella divina, l’unica vendetta possibile secondo la Bibbia: «A me la vendetta e la retribuzione, quando il loro piede vacillerà! Poiché il giorno della sventura è vicino e ciò che li aspetta non tarderà», si legge nel Deuteronomio 32:35. Un concetto ribadito anche da Paolo nella lettera ai Romani, 12:19: «Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore».

Numerose anche le vendette private, come quella della moglie del funzionario egiziano Putifarre che, per vendicarsi di esser stata respinta da Giuseppe, fa arrestare l’integro e avvenente schiavo ebreo accusandolo di violenza carnale (Genesi 39, 6-20). Non è un caso che la tradizione ci rimandi diversi racconti di spietate vendette al femminile; la donna vendicatrice, infatti, è un archetipo comune nell’immaginario e nella tradizione artistica. La storia, tuttavia, ci dice che la vendetta è un sentimento che può animare i pensieri di chiunque, senza distinzioni di genere o di età. Talora, inoltre, ha perfino risvolti positivi e può diventare uno stimolo per raggiungere finalmente un obiettivo a lungo inseguito; in questi casi, però, si parla di rivincita.

Non ci sono ancora commenti!

Partecipa alla discussione

Non ci sono commenti

Potresti essere il primo ad iniziare una conversazione

<