L’eleganza senza tempo di Villa Margon

L’eleganza senza tempo di Villa Margon

L’eleganza senza tempo di Villa Margon

8 Settembre 2015 0 commenti

L'eleganza di villa margonPalladio non aveva ancora cominciato, o forse era con il suo aristocratico protettore, il poeta Gian Giorgio Trissino, a Missino, per apprendere i principi di quella vita in villa cui egli avrebbe dato una nuova dimensione e una letteraria solennità. E già a Mento, in località Margon (oggi Ravina, piccola frazione a sud della città), ai piedi del monte Bondone, iniziava la costruzione di una delle più belle ville del Cinquecento italiano. Siamo nel 1540. I modelli sono alcune architetture del Quattrocento nella campagna veronese e vicentina, e nei palazzi di Lorenzo da Bologna a Vicenza. Più meno nello stesso tempo Alvise Cornaro e Giovanni Maria Falconetto edificano a Luvigliano, frazione di Torreglia,
sui colli Euganei, la Villa dei Vescovi. Su questi modelli si muove l’anonimo architetto di Villa Margon. È probabile che la funzione di luogo di villeggiatura, entro un parco, prevalga su quella di azienda agricola, con un modello che avrebbe codificato il Palladio. E che quindi Villa Margon sia in origine la sede di rappresentanza e di vacanza di una famiglia veneta trasferita a Mento: i Basso, dopo i quali passa ai Fugger, ai Lodron, ai Lupi, ai Salvadori. L’esterno semplice, quasi conventuale, ha un portico sormontato da un loggiato con il ritmo di due aperture in corrispondenza di ogni arcata al piano inferiore. Vi sono affreschi nella loggia, e sopratutto all’interno, con storie della vita di Carlo V, e rappresentazioni del Vecchio e del Nuovo Testamento e del ciclo dei mesi. Nel salone centrale, in dodici riquadri, si vedono le imprese militari di Carlo V: La battaglia di Pavia, La cattura di Francesco 1(1515), La vittoria sui protestanti (1547). Difficile indicare l’autore, attivo fra il 1556 e il 1566. A sinistra, la stanza con gli episodi dell’Antico Testamento e la sala con gli episodi del Nuovo Testamento. A destra, la sala da pranzo con la rappresentazione dei mesi nella fedele illustrazione dell’ambiente naturale. Nella sala del biliardo, una serie di vedute di Villa Margon; alle pareti quadri del 500 e del 600, fra i quali si riconosce, fin qui non identificato, un ritratto di Francesco Appolodoro di Porcia, notevole pittore non ancora compiutamente studiato. L’importanza dell’edificio coincide con il rilievo della città di Trento durante il Concilio, quando la villa ospitò cardinali e vescovi da tutta Europa, tra il 1545, appena l’edificio fu costruito, e il 1563. La particolarità di Villa Margon  è nella sua unicità territoriale, in una regione in cui la tipologia prevalente non è quella della villa ma dei castelli. A questa unicità corrisponde la magnificenza della solitudine entro un parco integro nella varietà della vegetazione. Ciò sarebbe notevole ma prevedibile nel Veneto, è straordinario e imprevedibile nel Trentino. Oggi l’impegno della conservazione della memoria e della storia tocca alla famiglia Lunelli che ha reso più stretto il rapporto tra la ragione dell’architettura e l’ebrezza del vino.

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