La struttura dei porti commerciali

La struttura dei porti commerciali

4 Novembre 2014 0 commenti

 

Il mare continua a giocare un ruolo fondamentale nella globalizzazione e i porti sono le strutture chiave che permettono il trasporto delle merci in tutto il mondo. Da questi crocevia commerciali, grandi navi da carico vanno e vengono spostando ogni genere di beni, da quelli più essenziali come il cibo e i carburanti, a quelli più esclusivi come le auto di lusso. Un porto può essere scomposto in due parti: infrastrutture di mare e infrastrutture di terra. Tra le prime troviamo le boe, che indicano ai capitani delle navi la rotta corretta tenendoli lontani da bassi fondali o rocce affioranti, e i frangiflutti all’entrata del porto. Queste muraglie artificiali di cemento o roccia assorbono l’energia dalle onde più feroci, garantendo che le acque interne al porto siano calme, così che i vascelli non vengano influenzati mentre fanno manovra. Nel porto ci sono poi diversi moli che creano aree chiuse in cui le navi possono sostare tranquillamente. Alcuni moli possono essere chiusi e svuotati dall’acqua, per consentire l’accesso alla parte bassa della chiglia e i lavori di manutenzione allo scafo. Le strutture di terra, che sono più immediatamente visibili quando si visita un porto, hanno enormi gru fissate permanentemente al molo per caricare e scaricare i container dalle navi. I traghetti vengono connessi direttamente a una rampa montata sulla banchina per permettere il carico e lo scarico dei veicoli. Una volta scaricati, i container vengono caricati su camion o vagoni ferroviari per continuare il loro viaggio via terra. Scopriamo insieme la struttura dei porti commerciali.

Qual’è la struttura dei porti commerciali?

Dalle strutture al largo alla rete di trasporti a terra, ecco tutto quello di cui ha bisogno un proto moderno:

  1. Flangiflutti: servono ad assorbire l’energia delle onde per assicurarsi che il mare dentro al porto sia calmo e le navi ormeggiate siano al sicuro.
  2. Boe: servono ad avvisare le navi in ingresso sui punti in cui è più sicuro transitare, per evitare collisioni e incagliamenti.
  3. Torre radio: con questa, il capitano del porto comunica a quelli delle navi la rotta per il molo di destinazione o quando è possibile salpare.
  4. Gru a ponte: montate sulla terraferma, queste si estendono oltre i punti di ormeggio per prelevare i container e spostarli nelle fasi di carico e scarico.
  5. Ormeggio: un molo offre uno spazio con acque profonde e calme per consentire alla nave di sostare in totale sicurezza.
  6. Banchina: questa piattaforma a lato del molo permette l’accesso diretto per il carico e lo scarico delle merci.
  7. Binari delle gru: permettono alle gru a ponte di spostarsi sulla banchina per arrivare a tutte le zone della nave ormeggiata.
  8. Area di carico: i container in arrivo dalle navi vengono caricati da gru magnetiche su autotreni per il trasporto su strada.
  9. Magazzino: i container e le altre merci in transito vengono tenute in un sito sorvegliato all’interno del porto.
  10. Linea ferroviaria: I container in arrivo via mare possono essere caricati su vagoni ferroviari da un punto di carico adiacente.

I maggiori porti italiani

Come è facile aspettarsi da una nazione peninsulare, gli scambi marittimi dei porti italiani sono molto sviluppati. Ecco la top 3 dei più importanti porti d’Italia in base al flusso di merci trattate:

  1. Trieste: l’elevato numero di carichi in transito verso il porto di Istambul lo rende il principale porto per il traffico tra l’Europa e la Turchia. Smista 56,5 milioni di tonnellate di merci all’anno, quasi 9 milioni in più rispetto al porto di Genova.
  2. Genova: copre un’area a terra di quasi 700 ettari, ha 22 km di banchine e dà lavoro a 11.000 addetti. E’ sicuramente il porto più grande d’Italia da molti punti di vista, ma non da quello della quantità delle merci in transito, settore nel quale è stato superato da Trieste nel 2013.
  3. Cagliari: Le origini del porto di Cagliari risalgono all’epoca fenicia anche se il porto è stato ampliato di recente. Negli anni 80 fu abbattuto un intero quartiere per fare posto al Porto Canale. Con un flusso di 35,4 milioni di tonnellate di merci l’anno è al terzo posto in Italia.

Autostrade del mare

Le rotte commerciali seguite dalle navi da carico sono l’equivalente marino delle autostrade terrestri. all’inizio le rotte furono selezionate per le condizioni di vento e correnti favorevoli alla navigazione a vela, ma sono usate tutt’ora nonostante si impieghino navi a motore. Le barche da diporto dovrebbero stare alla larga da queste rotte, perchè una collisione con gli enormi vascelli commerciali ( che è difficilissimo fermare o far sterzare con un breve preavviso) sono quasi sempre disastrose per le barche più piccole. Le rotte principali sono quelle che collegano Europa,  Asia e Nord America. Una delle più trafficate è quella che collega l’Asia al Nord America attraverso il Pacifico, che permette l’esportazione della grande quantità di beni prodotti in Asia, specialmente Cina e Sud Est Asiatico, verso il loro mercato più grande: quello degli Stati Uniti.

Mega navi in rassegna

  • Petroliera: le petroliere trasportano il loro carico liquido in vasti serbatoi a compartimenti, costruiti tra il ponte e lo scafo. I compartimenti sono progettati per impedire che il liquido, sciabordando, sbilanci la nave rischiando di ribaltarla.
  • Porta container: navi molto lunghe e ampie, con un ponte largo e piatto su cui vengono accatastati migliaia di container in acciaio contenenti i carichi più diversi. I container vengono caricati con gru fissate alle strutture del porto.
  • Navi da crociera: chiamate a volte ‘città galleggianti’, ospitano e intrattengono migliaia di viaggiatori. Sono equipaggiate con camere, ristoranti, cinema, casinò e persino piscine.
  • Portarinfuse: trasportano grandi quantità di beni sfusi, come cereali o minerali, ma possono essere fatte in modo da trasportare anche liquidi. Solitamente il carino è immagazzinato in stile sotto il ponte.

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